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	<title>Cube S.r.l.</title>
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	<description>Security Management &#38; Training</description>
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	<title>Cube S.r.l.</title>
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		<title>LA CRISI DI CEUTA RIACCENDE IL DIBATTITO SULL&#8217;IMMIGRAZIONE</title>
		<link>https://cube.srl/la-crisi-di-ceuta-riaccende-il-dibattito-sullimmigrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 19:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[L’arrivo di oltre 73.000 immigrati irregolari a Ceuta ha rappresentato un fatto socio-politico di estrema [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L’arrivo di oltre 73.000 immigrati irregolari a Ceuta ha rappresentato un fatto socio-politico di estrema importanza, causato in parte da un presunto loophole giuridico mal interpretato di una sentenza della corte suprema spagnola che avrebbe permesso un passaggio più semplice via mare, unito alla percezione di una politica di accoglienza e regolarizzazione più lassista con Sanchez, le difficoltà economiche del Marocco e l’attivismo di reti criminali. Il tam tam mediatico, specialmente su Tik Tok, ha contribuito a creare l’hype. Le migrazioni sono certamente fenomeni anche spontanei e multifattoriali, ma in questo caso con più di 73.000 persone che si sono spostate all’unisono è lecitamente sorto il dubbio sulla spontaneità del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forte presenza di subsahariani, in particolare, ha sollevato il dubbio che &#8211; magari anche se non direttamente connivente &#8211; il Marocco abbia chiuso più di un occhio, anche alla luce delle rivendicazioni territoriali marocchine sulle exclave di Ceuta e Melilla, le ultime reminiscenze del passato coloniale spagnolo in Nord Africa, e altre frizioni con Madrid. I servizi segreti spagnoli hanno persino sollevato l’ipotesi che fossero in preparazione per il 15 di agosto nuovi arrivi di massa sulle coste di Ceuta, dando credibilità all’appello apparso sui social, evento che però non si è verificato, anche grazie all’intervento delle autorità marocchine che hanno bloccato un centinaio di migranti, in maggioranza subshariani, che erano a 3km dal confine. L’ipotesi geopolitica ed organizzata del fenomeno migratorio è certamente quella che ha dominato i dibattiti pubblici nei Paesi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione politica in Europa è stata immediata, con l’Italia che ha sospeso Schengen per 60 giorni, con controlli su persone extra-UE provenienti dalla Spagna. La risposta della Presidenza UE però non si è fatta attendere, sottolineando che non c’è, al momento, nessun rischio di movimenti di massa dalla Spagna verso altri Paesi UE nonché allarmi sicurezza. A questo proposito, però, sono stati fermati due irregolari appartenenti all’ISIS e ciò ha sollevato il ragionevole sospetto della presenza di sporadica di terroristi legati allo Stato islamico, o altri gruppi jihadisti, tra i migranti, eventualità che giustifica la preoccupazione degli altri Stati europei, come l’Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In risposta alla decisione italiana, la Spagna ha reintrodotto controllo alla frontiera con l’Italia. Vista l&#8217;impossibilità di riportare sotto controllo in tempi rapidi la situazione a Ceuta, tuttavia, è stata costretta a dichiarare lo stato di emergenza nell&#8217;exclave, confermando quindi indirettamente le preoccupazioni italiane. È tornato sull’Europa lo spettro dell’immigrazione clandestina incontrollata? Certamente un afflusso così massiccio ed in un lasso di tempo così limitato ha scioccato l’opinione pubblica europea, ed è stato certamente possibile grazie alla contiguità territoriale tra Ceuta ed il Marocco. Le conseguenze su sicurezza ed ordine pubblico non sono certamente paragonabili con l’esperienza italiana di 600.000 arrivi in un anno, più distribuiti nel tempo anche se concentrati in pochi hotspot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Ceuta, intanto, c’è emergenza sanitaria, con sospetti casi di tubercolosi, nonostante la Ministra spagnola della Salute Garcia escluda pressioni sugli ospedali. Inoltre ci sono ancora accampamenti sia nelle periferie, particolarmente colpite, che nelle spiagge, con attività commerciali costrette a chiudere per il problema sicurezza. Diverse violenze carnali sono poi state registrate, principalmente nel gruppo di migranti, e ciò ha ulteriormente portato all&#8217;esasperazione della popolazione locale, oltre ad accesi dibattiti in Spagna e Europa in generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’afflusso massiccio di immigrati clandestini crea ovviamente problemi nei luoghi di arrivo, ma anche negli hotspot di transito come stazioni di bus e treni nelle grandi e medie città, con aumento di crimini quali le molestie o furti nelle immediate vicinanze di snodi logistici ad elevato flusso di clandestini. Con l’arrivo dell’autunno certamente le rotte migratorie subiranno un rallentamento, ma il problema strutturale rimane e non si vedono facili soluzioni all&#8217;orizzonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto di copertina: Ministry of the Presidency. Government of Spain</em></p>
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		<title>Il ritorno del terrorismo in Europa</title>
		<link>https://cube.srl/il-ritorno-del-terrorismo-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[La minaccia islamista torna nel dibattito politico in Europa, dopo i gli attentati a Berlino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La minaccia islamista torna nel dibattito politico in Europa, dopo i gli attentati a Berlino e a Parigi. A Berlino, il 21enne tedesco di origini libanesi Abdoul Ballout si è lanciato con un furgone contro il corteo del Gay Pride nei pressi del parco di Tiegarten, con un bilancio di un morto, una donna polacca di 65 anni, e 29 feriti. A Parigi invece, nei pressi di Porte de Clichy, un uomo ha accoltellato tre persone per poi essere bloccato ed aver urlato “Allah mi ordinato di uccidere delle donne”. L’uomo, in evidente stato di instabilità psichica, è stato ricoverato e per questo si tende ad escludere la pista del terrorismo. Nel caso di Berlino, l’attentatore è stato ucciso in seguito ad un blitz a Spandau, in seguito alle sue minacce con un coltello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ballout era già noto alle forze dell’ordine, e nel 2025 aveva già tentato di unirsi all’ISIS in Mauritania prima ed in Siria poi, anche se la famiglia di Ballout ha dichiarato di essere di credo sciita e quindi non avrebbe mai potuto &#8211; e soprattutto dovuto &#8211; sostenere lo Stato Islamico. Arrestato al rientro a Berlino, è stato condannato per preparazione di atto terroristico ma, in attuazione del diritto minorile (che in Germania si applica di fatto fino ai 21 anni), con una pena detentiva di soli 22 mesi e poi rilasciato con la condizionale, con l’obbligo di sottoporsi ad un percorso di deradicalizzazione, che evidentemente non ha funzionato. Si è quindi aperto in Germania un dibattito sull’utilità di questi programmi e sui motivi per cui un soggetto così giovane e così attenzionato sia stato così libero di compiere un attentato, anche alla luce di quello che dicono i suoi vicini sulle sue intenzioni di colpire il Gay Pride di Berlino. L’attentato è stato condannato anche dalle due principali organizzazioni islamiche della Germania, il Consiglio centrale dei musulmani tedeschi ed il Milli Görüs, l’associazione dei musulmani turchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione annuale dell’intelligence al Parlamento Italiano del 2026, ma riferita al 2025, contemplava proprio lo scenario di un possibile aumento delle minacce terroristiche su suolo europeo in seguito all’instabilità nel Medio Oriente, che non sembra destinata &#8211; almeno per ora &#8211; a placarsi. I governi europei si troveranno di fronte &#8211; nei prossimi mesi &#8211; ad uno scenario multilivello in cui alla macro instabilità geopolitica del Medio Oriente, con tutte le conseguenze economiche e logistiche, si aggiungerà una tensione interna nelle comunità musulmane, con sempre più soggetti “borderline” da tenere sotto osservazione e pronti alla reazione violenta. L’Italia, che sembrava un <em>safe haven, </em>non può più considerarsi al sicuro, anche e soprattutto dopo i fatti di Modena, episodio non catalogato come atto terroristico ma che ricalca in tutto e per tutto il <em>modus operandi</em> di Berlino e di altri attacchi terroristici avvenuti per investimento di pedoni inermi.</p>
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		<title>Aggiornamenti dall&#8217;Iran &#8211; Il nodo Hormuz</title>
		<link>https://cube.srl/aggiornamenti-dalliran-il-nodo-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 09:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Quello che già il 17 giugno 2026 sembrava un cessate il fuoco di 60 giorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quello che già il 17 giugno 2026 sembrava un cessate il fuoco di 60 giorni che poggiava su un <em>Memorandum of Understanding (MoU) </em>fin troppo vago, in queste settimane fà venire a galla la vera questione geopolitica: come, e soprattutto chi, gestirà il traffico navale a Hormuz? Perchè se il <em>MoU </em>siglato da Iran e USA stabiliva che durante i 60 giorni di tregua le navi dovessero passare da Hormuz senza pedaggio, nulla impedirebbe però a Teheran di imporre tariffe al termine come condizione necessaria per la pace. Ed è su questo punto che l&#8217;Amministrazione Americana e gli Ayatollah sono in completa divergenza, ed è il motivo principale alla base della ripresa degli scontri, che vedono l’Iran lanciare attacchi contro asset civili e militari americani in Bahrain, Kuwait, Oman e la Giordania, che hanno visto la morte di tre soldati americani, nonché verso petroliere occidentali che transitavano senza il permesso del regime. In risposta, gli USA hanno attaccato infrastrutture civili strategiche in Iran, come ponti, e militari, come una torre di controllo, siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, quelli per il lancio di droni e le reti di comunicazione, nonché una petroliera del regime. L’Iran ha chiesto inoltre agli Houthi, e ottenuto, supporto nel Mar Rosso, con delle petroliere saudite bombardate, e minacciando escalation in caso di ulteriori attacchi americani. Minaccia alla quale Trump ha reagito con la possibilità di bombardamenti massicci che però, allo stato attuale, non si sono verificati. Le schermaglie ad Hormuz si andrebbero ad inserire nella più larga strategia negoziale sul punto più dirimente di tutti: è possibile imporre il principio secondo il quale i chokepoint possono avere un pedaggio per il traffico mercantile, in aperta violazione della Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS)? E se si, cosa impedirà in futuro che vengano imposti pedaggi anche a Capo di Buona Speranza o nello Stretto di Malacca? Per gli Stati Uniti, la navigazione libera nei <em>chokepoint </em>è un principio non negoziabile, mentre per l’Iran il controllo dello Stretto potrebbe essere la contropartita per la cessazione del conflitto, almeno nel medio termine. Insieme al nucleare iraniano, sul quale Washington sembra non transigere, è questa la partita più importante che si sta giocando, e che non riguarda solo il traffico e la sicurezza di Hormuz, ma l’intera architettura della navigazione e del commercio mondiale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando ai dettagli dello scontro militare, ormai il <em>modus operandi </em>del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è diventato abbastanza prevedibile: esagerare i due <em>status </em>opposti, sia di belligeranza che di pace, con dichiarazioni belliche oltremodo esagerate, per poi proseguire magari o con una serie di bombardamenti mirati, per poi esagerare la volontà di pace della controparte, o con un dietrofront totale e volontà di riapertura dei colloqui di pace. In alcuni ambienti anti-trumpiani, questo <em>modus operandi </em>è persino codificato: TACO, acronimo di <em>Trump Always Chickens Out</em>. Spesso ne seguono repentini movimenti ribassisti in borsa ogni qual volta Trump fa dichiarazioni belligeranti, susseguite da un repentino rialzo allorquando si mostra conciliante, alimentando i sospetti di <em>insider trading </em>tra i suoi avversari politici. L’esempio di questo approccio si ha proprio nell’approccio trumpiano in questi ultimi giorni: prima minaccia di distruzione verso l’Iran, poi minaccia di pedaggi del 20% come assicurazione per il transito in sicurezza attraverso Hormuz, poi subito revocata il giorno dopo, limitando l’azione al solo blocco dei porti iraniani e continuando nel frattempo con lo scambio di piccole schermaglie militari. Ovviamente a farne le spese è l’operatività logistica dello Stretto di Hormuz, <em>chokepoint</em> fondamentale per il passaggio di greggio. A livello di disponibilità di petrolio fisico, il greggio che transita da Hormuz va per l’80% verso i mercati asiatici, come Cina, Corea del Sud e Giappone, ma ovviamente un blocco influenza anche l’Europa e l’Italia poiché il mercato petrolifero è globale e altamente finanziarizzato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scenario geopolitico che si prospetta è molto variabile nel breve-medio termine, e si suppone possa rimanere sostanzialmente invariato almeno fino alle elezioni midterm USA del novembre 2026, che possono influenzare la volontà politica o meno del presidente Trump di accelerare o decelerare &#8211; e sirianizzare<em> &#8211; </em>il conflitto con l’Iran. I sondaggi dicono che 2 americani su 3 non approvano la guerra con l’Iran, la Camera dei Rappresentanti e il Senato hanno votato una risoluzione &#8211; con i voti anche dei repubblicani &#8211; a favore della fine della guerra con l’Iran, un atto dal valore poco più che simbolico ma che evidenzia crepe politiche profonde nel campo conservatore. La Camera ne ha votata anche un’altra, con 214 voti a favore e 208 contro, mentre il Senato l’ha bloccata. I sondaggi danno la Camera in mano Dem ed il Senato in bilico. Una sconfitta elettorale potrebbe convincere il Presidente Trump ad accelerare i negoziati. A livello di attivismo politico <em>grassroot, </em>sempre più voci &#8211; una volta pienamente trumpiane &#8211; oggi sono molto critiche verso l’operato di Trump, come l’ex anchorman di <em>Fox News</em> Tucker Carlson e &#8211; tra i più giovani &#8211; l’influencer Nick Fuentes. Trump ha più volte ribadito la legittimità politica e morale della guerra all’Iran, ma la volontà di raggiungere un deal tradisce la fretta di voler chiudere questo capitolo una volta per tutte, magari per non scoprirsi troppo alla sua destra. Un’altra possibile interpretazione è che, essendo ormai il suo ultimo mandato, Trump poco si preoccupi delle conseguenze politiche delle sue azioni e &#8211; laddove un deal diventi complicato &#8211; preferisca continuare con questo <em>status quo </em>anche al costo di perdere le mid-term e complicare la campagna presidenziale repubblicana del 2028.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello di sicurezza fisica, le schermaglie tra Iran e USA influenzano ovviamente l’operatività e la sicurezza dei cargo e delle petroliere che transitano per Hormuz, con conseguente spirale inflazionistica. Nondimeno, l’attore le cui azioni possono veramente influenzare l’attivismo e la violenza nelle piazze europee rimane Israele. Se Israele tornerà a bombardare massicciamente il Libano &#8211; cosa che già succede anche in questi giorni ma senza la stessa continuità e drammaticità mediatica degli attacchi di questi anni su Gaza &#8211; nei mesi di settembre, ottobre e novembre le piazze europee possono tornare protagoniste di manifestazioni più o meno violente da parte dei collettivi pro-Palestina ed in generale anti-Israele. Queste manifestazioni sono spesso prese in ostaggio da gruppi violenti, anche piuttosto numerosi, con gravi conseguenze per la sicurezza di passanti, operatori commerciali fisici, automobili, mezzi pubblici e personale politico e diplomatico. Si consiglia, specialmente nei centri dei grandi agglomerati urbani come Roma, Milano, Genova, Napoli e Bologna, di prepararsi all’evenienza in caso di aumento delle tensioni in Medio Oriente e di seguire le comunicazioni delle Prefetture locali. Questo scenario resta &#8211; per ora &#8211; relativamente improbabile, dal momento che il Libano e Israele hanno firmato il mese scorso un accordo quadro, mediato dagli Stati Uniti, che prevede un ritiro graduale di Israele dal territorio libanese. Saranno certamente possibili bombardamenti isolati, ma molto probabilmente non uno scenario simile a Gaza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la sicurezza energetica, ovviamente l’accentuarsi della crisi estiva si andrebbe ad innestare in un quadro di picchi di consumo della rete elettrica, con conseguenze sui costi dell’energia elettrica e dei prodotti raffinati alle pompe di benzina. In caso di crisi nei mesi autunnali, lo shock petrolifero si riverberebbe sui prezzi dei futures del gas, che farebbero schizzare alle stelle il costo del riscaldamento, in caso di inverno particolarmente rigido.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DOPO MODENA: COSA ATTENDERSI?</title>
		<link>https://cube.srl/dopo-modena-cosa-attendersi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 17:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 16 maggio 2026, in centro a Modena, un uomo di 31 anni, italiano ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 16 maggio 2026, in centro a Modena, un uomo di 31 anni, italiano ma di origine straniera e con disturbi schizoidi accertati, ha lanciato un’auto a forte velocità sui passanti, ferendo otto persone – fra cui due turiste straniere amputate agli arti – e accoltellando un cittadino prima di essere bloccato. Le autorità tendono a escludere la matrice politica o religiosa, ricollocando l’episodio nell’area grigia degli attacchi a movente psichiatrico. Inoltre, la presenza di persone straniere o immigrati di seconda/terza generazione non integrate rende il quadro ancora più problematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le vulnerabilità del sistema Italia</strong><br>L’Italia presenta un profilo di rischio paragonabile a quello dei principali Paesi UE, con alcune fragilità significative: centri storici a vocazione pedonale ma con varchi ZTL spesso non fisicamente protetti; dissuasori non sempre certificati anti-ariete; mappatura disomogenea dei pazienti psichiatrici a rischio dopo l’esaurimento dei percorsi REMS; coordinamento tra Prefetture, Comuni e ASL ancora frammentato sul tema “lone actor”. A prescindere da questo, tuttavia, non essendo possibile mettere in sicurezza tutte le superfici ad alta frequentazione, è sostanzialmente impossibile impedire che casi come questo si verifichino nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da attendersi: circolare del Viminale per il censimento dei punti sensibili (mercati, fiere, eventi), accelerazione su barriere certificate K4/K12, possibile riapertura del dibattito su cittadinanza, permessi di soggiorno e psichiatria territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Confronto con gli altri Paesi</strong><br>Negli ultimi anni gli attacchi con veicolo si sono moltiplicati in Europa: Germania (Magdeburgo 2024, 6 morti e 309 feriti; Berlino 2016, 13 morti e 56 feriti), Francia (Nizza 2016, 86 morti, 458 feriti), Regno Unito (Westminster e London Bridge 2017), oltre a episodi recenti a Liverpool e Lipsia. Le serie storiche indicano Germania e UK in testa per numero di casi nell’ultimo quinquennio, mentre l’Italia era rimasta sostanzialmente fuori dalla casistica. Modena segna quindi l’ingresso del Paese in una tendenza già consolidata altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possono ripetersi casi simili?</strong><br>La risposta è, purtroppo, univoca: sì, e con probabilità crescente. Inoltre, come già sostenuto, è un rischio non eliminabile e tendenzialmente strutturale nelle società urbane aperte. L’attacco con veicolo richiede risorse minime, è imitabile e in oltre metà dei casi recenti europei non è riconducibile a terrorismo strutturato ma a soggetti isolati con disagio psichico o ideologie autoradicalizzate online. L’effetto emulazione è statisticamente documentato nelle settimane successive a un episodio mediatico forte. Le aree più esposte restano vie dello shopping, mercati, manifestazioni, eventi sportivi e religiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Impatto su turismo, economia e clima sociale</strong><br>• Turismo: storicamente l’Italia ha beneficiato della percezione di sicurezza relativa rispetto ad altri Paesi, anche europei. Il WTTC stima un tempo medio di recupero di 13 mesi nei Paesi occidentali dopo un attacco isolato; il pregresso italiano però rende l&#8217;impatto atteso sui flussi decisamente modesto, salvo ulteriori episodi a catena.<br>• Commercio urbano: non intaccato, ma in caso di ulteriori episodi si verificherà calo di affluenza nei centri storici, costi aggiuntivi per dehors e pedonalizzazioni protette.<br>• Politica e opinione pubblica: attesa polarizzazione su cittadinanza, immigrazione e salute mentale; rischio di una narrazione che oscilla fra securitizzazione (più telecamere, più barriere, restrizioni su immigrazione e permessi) e rivendicazioni sui diritti.<br>• Assicurativo e immobiliare: possibile revisione dei premi per eventi pubblici e locali in zone ZTL; spinta a investimenti in mitigazione (security by design).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa attendersi nei prossimi mesi</strong><br>Nel breve periodo: rafforzamento dei controlli nelle ZTL, audit dei dissuasori, dibattito parlamentare su psichiatria territoriale, revoca dei permessi di soggiorno e stretta sull&#8217;immigrazione. Nel medio periodo: piani urbani di sicurezza “by design”, maggior integrazione fra forze dell’ordine e servizi di salute mentale, stress test su grandi eventi. Nel medio-lungo periodo l’Italia, pur restando una meta percepita come sicura, dovrà fare i conti con un nuovo livello-base di rischio, sempre più allineato a quello degli altri grandi Paesi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NUOVO ATTENTATO A TRUMP</title>
		<link>https://cube.srl/nuovo-attentato-a-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando il primo colpo è esploso nella lobby del Washington Hilton, sabato sera, il Presidente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando il primo colpo è esploso nella lobby del Washington Hilton, sabato sera, il Presidente americano Donald Trump era già seduto al tavolo d&#8217;onore della cena dei corrispondenti della Casa Bianca, a poche decine di metri di distanza. Cole Tomas Allen, 31 anni, ingegnere meccanico laureato al California Institute of Technology e residente a Torrance, in California, aveva appena oltrepassato di corsa un checkpoint con una pistola in pugno. Addosso e in un bagaglio, secondo la Metropolitan Police di Washington, portava anche un fucile e diversi coltelli. Ha sparato quattro o cinque colpi prima che gli agenti del Secret Service lo neutralizzassero, davanti alla porta della sala dove cenavano il Presidente, la First lady Melania, il Vicepresidente JD Vance e gran parte del gabinetto. Un agente è stato colpito ma il giubbotto antiproiettile lo ha salvato. È il terzo attentato a Trump in meno di due anni, dopo Butler (Pennsylvania, 13 luglio 2024) e West Palm Beach (15 settembre 2024). E, come quei due, racconta più di una falla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La dinamica: il varco era già aperto</strong><br>Le immagini di videosorveglianza diffuse dalla stessa Casa Bianca poche ore dopo l&#8217;attacco mostrano il punto debole con una chiarezza imbarazzante. Allen non ha forzato un perimetro attivo: ha attraversato un perimetro che si stava smontando. Una volta che il Presidente è entrato in sala e la cena ha avuto inizio, il personale di sicurezza dell&#8217;hotel aveva iniziato a disassemblare i metal detector posizionati all&#8217;ingresso, perché agli arrivi tardivi non veniva più consentito l&#8217;accesso. È esattamente la finestra che l&#8217;attentatore ha sfruttato, irrompendo proprio in quel momento. Il principio di base — un perimetro fisico la cui consistenza varia in funzione del programma serale anziché della presenza del protetto — è la prima criticità tecnica di questa serata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le falle a monte</strong><br>Le testimonianze degli ospiti, raccolte nelle ore successive, restituiscono un quadro che va oltre il singolo varco. Diversi partecipanti hanno riferito di non aver dovuto esibire un documento d&#8217;identità con foto, nonostante uno standard ormai consolidato per gli eventi a presenza presidenziale. Non risulta sia stato applicato un controllo incrociato sulla lista invitati. Nelle ore precedenti la cena, l&#8217;hotel ospitava una serie di ricevimenti pre-evento (le cosiddette &#8220;pre-parties&#8221;) con livelli di screening discontinui o assenti, e bagagli e borsoni degli ospiti sono in molti casi arrivati ai piani senza essere ispezionati. Un ex alto funzionario della Casa Bianca, citato dal Washington Post, ha sottolineato che &#8220;non c&#8217;erano checkpoint per entrare in albergo&#8221; e che il VIP reception adiacente alla ballroom — dove transitavano membri del gabinetto e potenzialmente il presidente — era privo di un dispositivo di sicurezza dedicato. È in questo intervallo che, secondo gli investigatori, l&#8217;attentatore avrebbe potuto introdurre un&#8217;arma lunga smontata.<br>L&#8217;ex vicedirettore dell&#8217;FBI Andrew McCabe ha descritto il dispositivo richiesto da una serata di quel tipo come &#8220;quasi al livello di un evento di sicurezza nazionale&#8221;, per la concentrazione di figure protette in un unico luogo: presidente, vicepresidente, capi di dipartimento, direttori di agenzie. Lo standard applicato sabato sera, alla luce delle testimonianze, è stato sensibilmente più basso. Lo stesso Trump, nelle dichiarazioni post-evento, ha definito il Hilton &#8220;un edificio non particolarmente sicuro&#8221; — argomento poi rilanciato per giustificare la nuova ballroom alla Casa Bianca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La difesa del Secret Service</strong><br>Il direttore del Secret Service Sean Curran ha tenuto la linea della &#8220;difesa in profondità&#8221;: &#8220;Mostra che la nostra protezione multilivello funziona. Il piano di sicurezza per la serata è stato sviluppato dal Secret Service e quel piano ha funzionato&#8221;. L&#8217;argomento ha un suo fondamento operativo — il presidente non è stato raggiunto, l&#8217;attentatore è stato neutralizzato prima di entrare nella ballroom, l&#8217;agente colpito è stato protetto dal vest — ma misura il successo sull&#8217;esito, non sul perimetro. La domanda che i parlamentari hanno già iniziato a porre, come dopo Butler, è diversa: come è possibile che un soggetto armato sia arrivato a pochi metri dalla porta della sala?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il profilo dell&#8217;attentatore</strong><br>Il profilo di Allen complica ulteriormente la lettura. Niente precedenti penali noti, ingegnere meccanico Caltech 2017, master in computer science alla California State University Dominguez Hills nel 2025, ex docente premiato come &#8220;teacher of the month&#8221; in California secondo Newsweek. Avrebbe viaggiato in treno dalla California a Washington via Chicago, e avrebbe inviato alla famiglia un manifesto in cui criticava proprio la &#8220;debolezza&#8221; della sicurezza alla cena dei corrispondenti: &#8220;Quello che ho notato entrando nell&#8217;albergo è stato il senso di arroganza. La sicurezza era tutta all&#8217;esterno, concentrata sui manifestanti. A quanto pare nessuno ha pensato a cosa poteva succedere se qualcuno effettuava il check-in il giorno prima&#8221;. È il quarto profilo recente di &#8220;lone actor&#8221; istruito, mobile, capace di pianificazione logistica autonoma e di pre-survey del bersaglio: un pattern che il Department of Homeland Security ha già segnalato come dominante nelle minacce ai protetti negli ultimi diciotto mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ha funzionato</strong><br>La reazione fisica della scorta è stata immediata: estrazione del presidente e del vicepresidente in tempi compatibili con il manuale, evacuazione ordinata della sala, neutralizzazione del soggetto prima del breach della ballroom. La protezione individuale ha funzionato. Le comunicazioni interne hanno retto. Lo stesso Hilton, va ricordato, è l&#8217;hotel davanti al quale nel 1981 fu colpito Ronald Reagan: in quarantacinque anni il livello di reattività degli agenti, su un evento dinamico, è migliorato in modo misurabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lezioni da apprendere<br>Resta il problema strutturale. Dopo Butler, il rapporto della task force bipartisan della Camera aveva indicato due aree critiche: coordinamento Secret Service-law enforcement locale, e gestione del perimetro nei &#8220;soft sites&#8221;. Dopo West Palm Beach, le raccomandazioni avevano riguardato il controllo dei punti di osservazione esterni e la tempistica degli sweep. La cena dei corrispondenti ricade in una terza categoria — &#8220;eventi sociali ad alta concentrazione di protetti&#8221; — che oggi dipende in larga parte dalla cooperazione con un host privato (l&#8217;hotel) e con un&#8217;organizzazione professionale (la White House Correspondents&#8217; Association). È esattamente lo spazio grigio che l&#8217;attentatore ha colpito.<br>Le indicazioni operative puntano in tre direzioni: standardizzare lo screening per qualunque evento a presenza presidenziale, indipendentemente dall&#8217;host, con magnetometri attivi per l&#8217;intera durata della permanenza del protetto e non solo fino al &#8220;seating&#8221;; introdurre un controllo documenti incrociato con la lista invitati gestito dal Secret Service e non delegato all&#8217;organizzatore; portare i pre-event sweep dei bagagli al livello previsto per gli eventi diplomatici, con time-window tracciabile. La costruzione della ballroom alla Casa Bianca permetterà di risolvere diversi problemi di sicurezza riscontrati in eventi privati: oltre alle tre direzioni sopra citate, darà la possibilità di avere un perimetro già in sicurezza e testato, di essere costruita pensando anche alla sicurezza delle persone da proteggere, e eviterà il problema degli ospiti già presenti in hotel.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Curran promette una after-action review entro trenta giorni. Sarà la terza in due anni. La domanda rilevante, dal punto di vista della security governance, non è più se il sistema abbia retto sabato sera, ha retto per pochi metri, ma quanto a lungo si possa continuare a contare su quei pochi metri.</p>
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		<title>SALE LA TENSIONE NEI BALCANI</title>
		<link>https://cube.srl/sale-la-tensione-nei-balcani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 21:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[I Balcani Occidentali vivono uno dei momenti più delicati degli ultimi anni sul fronte della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I Balcani Occidentali vivono uno dei momenti più delicati degli ultimi anni sul fronte della sicurezza. Tra marzo 2025 e i primi mesi del 2026 un nuovo patto trilaterale di cooperazione militare ha riacceso antiche diffidenze, mentre Belgrado accelera il riarmo con Pechino e la disinformazione russa contribuisce a polarizzare l&#8217;opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accordo in questione è stato siglato nel marzo 2025 tra Croazia, Albania e Kosovo. L&#8217;ambizione dei tre Paesi è di rafforzare la cooperazione in materia difesa e l&#8217;accordo si fonda su quattro pilastri: potenziamento delle capacità difensive e della produzione industriale comune; esercitazioni congiunte, addestramento e interoperabilità; contrasto alle minacce ibride (cyber, disinformazione, sabotaggi); sostegno all’integrazione euro-atlantica del Kosovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La piena operatività del piano è stata raggiunta a partire dai primi mesi di quest&#8217;anno, con riunioni a Zagabria e Shkodra tra i capi di stato maggiore dei tre Stati che hanno deciso di organizzare tre esercitazioni trilaterali nel 2026. L’obiettivo dichiarato è migliorare la risposta a crisi e minacce ibride, in linea con il concetto strategico NATO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante Albania e Croazia (entrambi membri NATO) insistano sulla natura &#8220;amichevole&#8221; della cooperazione e la sua natura difensiva, la Serbia non ha reagito positivamente. Al contrario, da Belgrado l&#8217;accordo è stato letto totalmente in chiave antiserba, una provocazione che prelude, secondo i serbi, anche alla possibilità di un attacco congiunto. Il premier croato Plenković ha provato a rassicurare Vučić di persona, ma le tensioni restano alte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta, la Croazia lamenta da tempo il progressivo riarmo serbo, in particolare a causa dell&#8217;acquisto di missili ipersonici dalla Cina. Proprio di recente, il 13 marzo 2026 Vučić ha confermato ufficialmente l’acquisto dei missili aria-superficie cinesi CM-400AKG (supersonici, con gittata fino a 400 km secondo fonti serbe), montati sui MiG-29. La Serbia è il primo Paese europeo ad averli. Oltre a questo, la Serbia ha ricevuto altri armamenti cinesi negli anni e, oggi, la Cina è il principale fornitore di armi pesanti della Serbia, che negli ultimi cinque anni ha importato più sistemi di qualsiasi altro Paese balcanico occidentale. Non pago, Vučić ha sottolineato che la Serbia raddoppierà proprie le capacità militari nei prossimi 18 mesi, portando alla reazione croata che denuncia una nuova corsa agli armamenti nella regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla cooperazione più strettamente militare, l’accordo trilaterale prevede anche il contrasto alle minacce ibride. Non è un caso. La disinformazione nella regione, infatti, è crescente e veicolata da potenze regionali e globali. I servizi di intelligence USA hanno avvertito, in particolare, che la Russia continua a fomentare instabilità tra Serbia e Kosovo e sostiene le spinte secessioniste di Milorad Dodik in Bosnia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco allora che i media filorussi nei Balcani presentano l’accordo Croazia-Albania-Kosovo come una preparazione contro i serbi. L’obiettivo è chiaro: tenere la regione instabile, frenare l’allargamento NATO/UE e mantenere l’influenza di Mosca. Esperti e rapporti stanno segnalando un aumento di sabotaggi, cyber-attacchi e narrazioni polarizzanti proprio nel 2026, anno già segnato da un ulteriore aumento delle tensioni internazionali. Nel mentre Russia, Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti si scontrano per aumentare la loro influenza nella regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La miscela – accordi di difesa, corsa agli armamenti, disinformazione russa e memorie storiche ancora vive – rende i Balcani un punto caldo da tenere d’occhio. L’UE e la NATO potrebbero adoperarsi per cercare di calmare le acque: più presenza, più investimenti concreti nella difesa comune e un chiaro percorso di adesione per chi lo vuole. Tuttavia, l&#8217;aumento delle minacce e le divisioni interne rischiano di complicare l&#8217;azione delle due organizzazioni e dei Paesi membri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Balcani non sono “periferia”: sono una linea di difesa cruciale dell&#8217;architettura di sicurezza europea. Ignorarli sarebbe un errore strategico. La storia lo ha già, purtroppo, insegnato.</p>
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		<title>ATTACCO ALL&#8217;IRAN, CAOS GLOBALE</title>
		<link>https://cube.srl/attacco-alliran-caos-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 21:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Medio Oriente sta vivendo in questi giorni una delle fasi più drammatiche e pericolose [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Medio Oriente sta vivendo in questi giorni una delle fasi più drammatiche e pericolose della sua storia recente. A partire dalla fine di febbraio l&#8217;Iran è entrato in guerra aperta con una coalizione guidata da Stati Uniti e Israele, in un conflitto che ha già cambiato profondamente gli equilibri regionali e rischia di avere ripercussioni globali enormi, soprattutto sul fronte energetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione congiunta USA-Israele è iniziata il 28 febbraio quando le forze aeree americane e israeliane hanno lanciato una massiccia campagna di bombardamenti su vasta scala contro l&#8217;Iran. L&#8217;obiettivo dichiarato era decapitare la leadership del regime, distruggere le capacità missilistiche e di droni e indebolire in modo irreversibile il programma nucleare iraniano. Il colpo più pesante, nelle primissime ore dall&#8217;inizio del conflitto è sicuramente stata l&#8217;uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. In aggiunta, la coalizione ha distrutto numerosi siti missilistici (come l&#8217;<em>Esfahan Missile Complex</em>), basi droni, aeroporti militari e basi aeree dell&#8217;IRGC e dell&#8217;Artesh. Corollario sono stati attacchi a infrastrutture energetiche e produttive; soprattutto, duri attacchi hanno bersagliato il programma nucleare iraniano.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Presidente americano Donald Trump, dopo aver definito l&#8217;operazione un successo straordinario, ha chiesto la resa incondizionata dell&#8217;Iran e ha esortato il popolo iraniano a ribellarsi per rovesciare il regime degli ayatollah. Tuttavia, la risposta iraniana è stata negativa; al contrario, Teheran ha lanciato attacchi in tutta la regione, nonostante la drastica riduzione delle sue capacità missilistiche e droni (grazie ai bombardamenti combinati e al consumo degli stessi). Missili e droni iraniani hanno colpito Israele, Kuwait, Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Soprattutto, il problema principale è legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale passa una parte importante del petrolio mondiale. Questo ha portato all&#8217;aumento considerevole dei prezzi del greggio, con ripercussioni importanti in Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta, gli attacchi ai Paesi limitrofi, nonostante la condanna della comunità internazionale, preoccupano in quanto generano una sensazione di forte insicurezza con ripercussioni significative a livello economico e di immagine pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;uccisione di Ali Khamenei è stata decisa la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio della precedente Guida Suprema e considerato ancora più radicale del padre. Tale scelta non è stata particolarmente gradita a Washington e Gerusalemme che hanno promesso di colpire qualsiasi successore imposto dal regime. L&#8217;Iran, nel mentre, si trova in una condizione economica difficilissima, con inflazione galoppante e carenza di cibo, benzina, elettricità e acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da capire quanto potrà ancora durare il conflitto e se Stati Uniti e Israele potranno ottenere il risultato sperato. Nonostante la distruzione delle forze armate iraniane, infatti, il regime resta in piedi e fintantoché sopravvive l&#8217;Iran difficilmente cambierà approccio di politica estera, perché il mantenimento di quello attuale è oramai legato alla sopravvivenza stessa del regime. Se le previsioni cupe di alcuni analisti non sembrano avverarsi (ossia, il rischio per gli Stati Uniti di finire i missili intercettori) grazie a una avveduta e precisa campagna di bombardamenti mirati, tuttavia non è pensabile la prosecuzione di un conflitto a oltranza che avrebbe ripercussioni enormi sulle economie locali e Occidentali. Pertanto, la finestra temporale adeguata al raggiungimento degli obiettivi prefissati si fa più stretta di giorno in giorno. Chi sarà in grado di resistere di più, probabilmente, otterrà la vittoria strategica.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>NUOVA OPERAZIONE MILITARE IN IRAN?</title>
		<link>https://cube.srl/nuova-operazione-militare-in-iran/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 10:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Le tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno nuovamente raggiunto un livello critico nel corso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno nuovamente raggiunto un livello critico nel corso del mese di febbraio. Il Presidente statunitense Donald Trump ha intimato all’Iran di arrivare rapidamente a un accordo sulla questione del nucleare, mentre un imponente dispiegamento americano nel Medio Oriente – il più massiccio dai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003 – rende possibile anche l’opzione militare. I negoziati indiretti a Ginevra e Muscat hanno prodotto solo vaghi “principi guida”, e Teheran rifiuta categoricamente le richieste USA di azzerare l’arricchimento dell’uranio e limitare il programma missilistico. Per gli Stati Uniti, sempre più obbligati a considerare un futuro di scontro tra potenze, la partita iraniana va chiusa ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le radici di un conflitto decennale</strong><br>Le frizioni tra Washington e Teheran risalgono alla Rivoluzione Islamica del 1979 e alla crisi degli ostaggi. Il nodo centrale oggi resta il programma nucleare iraniano. Nel 2015, l’accordo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) limitava l’arricchimento al 3,67% in cambio della revoca di alcune sanzioni. Tuttavia, diversi dubbi permanevano in merito alla reale efficacia dell’accordo che, tra l’altro, non limitava il programma missilistico iraniano. Trump uscì dall’accordo nel 2018, reintroducendo durissime sanzioni che hanno piegato l’economia iraniana. Da allora, l’Iran ha violato progressivamente i limiti sull’arricchimento: oggi Teheran sta arricchendo l’uranio oltre il 60%, un livello assolutamente non necessario per usi civili ma vicino al 90% essenziale per un’arma nucleare. Inoltre, ha accumulato scorte enormi di uranio arricchito.<br>Le proteste interne del 2025-2026, represse con migliaia di morti, hanno aggravato la situazione. Trump ha minacciato interventi in difesa dei manifestanti, mentre Teheran ha accusato gli USA di fomentare disordini. Il conflitto lampo Iran-Israele del giugno 2025 (12 giorni), con strike USA su siti nucleari come Natanz e Fordow, ha rallentato ma non fermato il programma iraniano. Nel mentre, l’Iran ha rafforzato legami con Russia e Cina; inoltre, ha insistito nel sostegno a proxy come Hezbollah, Houthi e milizie irachene che attaccano interessi USA e israeliani. La Guida Suprema Khamenei ha avvertito che un attacco americano scatenerebbe una “guerra regionale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa vogliono gli Stati Uniti: un accordo omnicomprensivo o il cambio di regime?</strong><br>Gli obiettivi USA sono ambiziosi e per Teheran equivalgono a una resa. Trump esige “zero arricchimento” permanente – non una sospensione temporanea – con smantellamento di centrifughe e smaltimento delle scorte. Questa è considerata una linea rossa per Washington, come ribadito anche dal Vicepresidente JD Vance e dal Segretario di Stato Marco Rubio dopo i colloqui di Ginevra.<br>Washington vuole anche limitare il programma missilistico balistico iraniano e forzare Teheran a cessare il supporto a gruppi armati e terroristici regionali: Hezbollah, Houthi, milizie sciite in Iraq e Siria. Rubio ha aggiunto richieste su diritti umani e fine della repressione interna. Tale approccio ha portato alcuni critici a sostenere che questi obiettivi puntino implicitamente a un regime change, dato che il sistema teocratico si basa su ideologia rivoluzionaria e proiezione regionale. A differenza del passato, tuttavia, i neoconservatori (sostenitori per antonomasia dei regime change) non sono più al potere: il principale interesse americano, dunque, è relativo alla questione puramente militare e strategica: armi nucleari, missili balistici, supporto a proxy regionali.<br>Trump ha negato di volere un’invasione su larga scala, ma ha accennato a strike “mirati” per degradare leadership e capacità, inclusi possibili assassini mirati. In sintesi, gli USA cercano un Iran denuclearizzato, demilitarizzato e deradicalizzato – un obiettivo che molti esperti considerano irrealistico senza un conflitto esteso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>I round negoziali 2025-2026</strong><br>Negli ultimi mesi ci sono stati diversi round negoziali tra i due Paesi. Nel 2025, cinque round indiretti (aprile-giugno), mediati dall’Oman, hanno prodotto progressi minimi: l’Iran ha offerto di ridurre l’arricchimento e aprire a ispezioni IAEA, ma ha rifiutato l’obiettivo zero arricchimento. Il sesto round è stato annullato dopo gli strike USA-israeliani.<br>Nel 2026, con proteste represse e sanzioni che hanno fatto crollare il rial (con inflazione oltre il 60%), Teheran ha mostrato una cauta apertura. Il primo round (6 febbraio, Muscat) ha portato a un “accordo su principi guida”. Il secondo (17 febbraio, Ginevra) ha visto l’Iran proporre una sospensione temporanea dell’arricchimento e l’esportazione di uranio al 60%, in cambio della revoca delle sanzioni. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito i colloqui “costruttivi”, ma ha negato che gli USA abbiano imposto zero arricchimento – smentito da fonti americane.<br>L’Iran ha promesso una proposta scritta a stretto giro, ma molti esperti ritengono improbabili concessioni significative, o comunque in linea con il volere americano: Teheran insiste sul “diritto all’arricchimento” e rifiuta di discutere missili o proxy. Trump è pessimista: ha dato un ultimatum di pochi giorni per un “meaningful deal”, avvertendo che altrimenti il risultato potrebbe essere spiacevole per Teheran. I negoziati sono mediati da Oman e Svizzera, ma restano limitati al nucleare per volere iraniano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il messaggio di forza americano</strong><br>Proprio in risposta alle reticenze iraniane, al fine di aumentare il ventaglio di opzioni disponibili ed esercitare pressione, da fine gennaio 2026 gli USA hanno accelerato un buildup militare significativo nella regione mediorientale. Due gruppi portaerei: USS Abraham Lincoln (nel Mar Arabico da gennaio) e USS Gerald R. Ford (in arrivo presso le coste israeliane), con oltre 150 aerei da combattimento ciascuno. Aggiunti oltre 120 velivoli (F-22, F-35, F-15, F-16, B-2 stealth), sottomarini nucleari, oltre 14 navi da guerra, sistemi antimissile e centinaia di tanker e cargo per supporto logistico.<br>Circa 30-40.000 truppe USA sono già presenti nella regione e sono state condotte evacuazioni parziali di personale non essenziale da ambasciate e basi, un segnale che indica preparazione per possibili strike. Questo dispiegamento – il più grande dal 2003 – permette centinaia di sortite al giorno per settimane. L’Iran ha risposto con esercitazioni congiunte con la Russia nel Golfo di Oman, chiusure temporanee dello Stretto di Hormuz per esercitazioni e ispezioni alle difese aeree/navali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attacco in vista?</strong><br>La probabilità di un attacco USA è significativa soprattutto a causa della distanza tra le posizioni dei due attori e la necessità per Washington di provare a risolvere la questione. Diverse sono però le opzioni sul tavolo tra cui strike limitati su siti nucleari/IRGC per esercitare pressione, uccisioni mirate, o una campagna estesa per settimane per distruggere missili, siti nucleari e degradare la leadership iraniana.<br>L’opzione preferita da Trump, come sempre in situazioni simili, è quella delle azioni mirate, chirurgiche, per portare al negoziato ed evitare una guerra aperta. I rischi, tuttavia, sono considerevoli. Innanzitutto l’Iran potrebbe colpire basi USA nella regione sia direttamente sia indirettamente tramite i suoi proxy. Inoltre, potrebbe tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz e tale manovra porterebbe a un significativo rialzo il prezzo del petrolio. Israele, inoltre, è pronto a unirsi a un’eventuale operazione, aumentando i rischi di estensione del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Un bivio pericoloso</strong><br>Le tensioni USA-Iran incarnano un dilemma classico nelle relazioni internazionali: diplomazia vs forza. Gli USA hanno bisogno di risolvere la partita iraniana e non possono accettare un Iran nuclearmente armato nella regione; al contrario, il regime iraniano vede nella bomba nucleare una garanzia sul suo futuro. Un deal limitato potrebbe emergere solo con concessioni iraniane su arricchimento, ma sembra a oggi poco probabile. Ambedue i contendenti, in mancanza di una opzione negoziale valida, possono essere portati a pensare che la soluzione militare resti l’unica accettabile, forse sopravvalutando le proprie capacità e possibilità di riuscita. Solo nel medio-lungo termine, tuttavia, sarà possibile tirare le somme.</p>
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		<title>TRAGEDIA IN CANADA: MASS SHOOTING IN UNA SCUOLA</title>
		<link>https://cube.srl/tragedia-in-canada-mass-shooting-in-una-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Zuccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 08:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[In data 10 febbraio una violenta sparatoria ha sconvolto la comunità di Tumbler Ridge, una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In data 10 febbraio una violenta sparatoria ha sconvolto la comunità di Tumbler Ridge, una piccola cittadina nel nord della British Columbia (Canada). Il bilancio è di nove morti e oltre 25 feriti. L’episodio è una delle stragi più gravi nella storia recente del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le ricostruzioni della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), l’attacco è avvenuto intorno alle 13:20 ora locale presso la Tumbler Ridge Secondary School, un istituto secondario pubblico. La scuola si trova a più di 1.000 chilometri a nord di Vancouver, in una zona isolata delle Montagne Rocciose canadesi. Prima di colpire la scuola, il killer ha ucciso la madre e il fratello a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sospetto autore dell’attacco è stato trovato morto all’interno della scuola, si suppone per suicidio. Un numero significativo di persone ha subito traumi da arma da fuoco o ferite causate dalla fuga e dal panico. Alcuni feriti sono stati trasportati con elicotteri medici in ospedali della regione, e due di loro sarebbero in condizioni gravi o potenzialmente letali</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Identità dell’aggressore e indagini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Inizialmente la polizia aveva indicato come sospetto autore della sparatoria una donna, senza rilasciare dettagli sulla sua identità, motivazioni o collegamenti precedenti. Nelle ore seguenti il nome dell&#8217;assassino è stato comunicato. Si tratta di Jesse Van Rootselaar, un ragazzo trans di 18 anni. Al momento, le forze dell’ordine stanno proseguendo le indagini anche sulle abitazioni collegate all’episodio per accertare se esistano altri punti da cui è partita la violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le autorità hanno inoltre confermato che non ci sono altri sospetti ricercati e che la comunità non è più ritenuta sotto minaccia diretta, consentendo il ritiro delle allerte di “active shooter” che erano state attivate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Reazioni politiche e sociali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato di essere “devastato” dalla notizia e ha sospeso un viaggio all’estero per partecipare a una conferenza internazionale, per restare al fianco delle autorità e delle famiglie colpite dalla tragedia. Anche il Premier della British Columbia, David Eby, ha definito l’attacco una “tragedia inimmaginabile”. Il distretto scolastico ha annunciato la chiusura della scuola per l’intera settimana e ha attivato servizi di supporto psicologico per studenti e personale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli episodi di sparatorie di massa, pur non essendo frequenti in Canada, non sono completamente inediti. Tra i precedenti più noti vi è la sparatoria nella scuola École Polytechnique di Montreal nel 1989, una delle più terribili nella storia canadese. Il fatto di cronaca di Tumbler Ridge, per la sua gravità nel numero di vittime, richiama l’attenzione pubblica sul tema della violenza armata anche al di fuori degli Stati Uniti, dove questo fenomeno è statisticamente più diffuso. Inoltre, evidenzia come tali situazioni siano purtroppo possibili anche in presenza di uno stretto controllo sulla circolazione delle armi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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