Nella giornata di ieri l’Iran – e in particolare il corpo delle Guardie della Rivoluzione – ha lanciato missili balistici in direzione di quella che, a loro avviso, era una base di spionaggio del Mossad israeliano situata nel nord dell’Iraq a Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan. Inoltre, sarebbe stata colpita anche la villa di un imprenditore curdo, rimasto ucciso nell’attacco. Oltre agli obiettivi in Iraq, l’Iran ha anche attaccato delle postazioni di gruppi anti-iraniani in Siria.
Teheran ha giustificato i suoi attacchi come ritorsione verso coloro che ritiene essere i mandanti di alcuni attentati terroristici che si sono verificati in Iran, in particolare proprio contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Sia l’Iraq che gli Stati Uniti hanno condannato l’attacco iraniano.
I fatti delle ultime ore si inseriscono in un quadro già reso particolarmente difficile dalla guerra in corso tra israeliani e Hamas a Gaza, che si unisce agli scontri di frontiera tra Israele ed Hezbollah e all’escalation in corso nel Mar Rosso, dove gli Houthi continuano ad attaccare naviglio mercantile e militare. Il rischio concreto è di un allargamento del conflitto, eventualità che andrebbe a destabilizzare ulteriormente un’area già instabile e piagata dalla guerra.
