Il 16 maggio 2026, in centro a Modena, un uomo di 31 anni, italiano ma di origine straniera e con disturbi schizoidi accertati, ha lanciato un’auto a forte velocità sui passanti, ferendo otto persone – fra cui due turiste straniere amputate agli arti – e accoltellando un cittadino prima di essere bloccato. Le autorità tendono a escludere la matrice politica o religiosa, ricollocando l’episodio nell’area grigia degli attacchi a movente psichiatrico. Inoltre, la presenza di persone straniere o immigrati di seconda/terza generazione non integrate rende il quadro ancora più problematico.
Le vulnerabilità del sistema Italia
L’Italia presenta un profilo di rischio paragonabile a quello dei principali Paesi UE, con alcune fragilità significative: centri storici a vocazione pedonale ma con varchi ZTL spesso non fisicamente protetti; dissuasori non sempre certificati anti-ariete; mappatura disomogenea dei pazienti psichiatrici a rischio dopo l’esaurimento dei percorsi REMS; coordinamento tra Prefetture, Comuni e ASL ancora frammentato sul tema “lone actor”. A prescindere da questo, tuttavia, non essendo possibile mettere in sicurezza tutte le superfici ad alta frequentazione, è sostanzialmente impossibile impedire che casi come questo si verifichino nuovamente.
Da attendersi: circolare del Viminale per il censimento dei punti sensibili (mercati, fiere, eventi), accelerazione su barriere certificate K4/K12, possibile riapertura del dibattito su cittadinanza, permessi di soggiorno e psichiatria territoriale.
Confronto con gli altri Paesi
Negli ultimi anni gli attacchi con veicolo si sono moltiplicati in Europa: Germania (Magdeburgo 2024, 6 morti e 309 feriti; Berlino 2016, 13 morti e 56 feriti), Francia (Nizza 2016, 86 morti, 458 feriti), Regno Unito (Westminster e London Bridge 2017), oltre a episodi recenti a Liverpool e Lipsia. Le serie storiche indicano Germania e UK in testa per numero di casi nell’ultimo quinquennio, mentre l’Italia era rimasta sostanzialmente fuori dalla casistica. Modena segna quindi l’ingresso del Paese in una tendenza già consolidata altrove.
Possono ripetersi casi simili?
La risposta è, purtroppo, univoca: sì, e con probabilità crescente. Inoltre, come già sostenuto, è un rischio non eliminabile e tendenzialmente strutturale nelle società urbane aperte. L’attacco con veicolo richiede risorse minime, è imitabile e in oltre metà dei casi recenti europei non è riconducibile a terrorismo strutturato ma a soggetti isolati con disagio psichico o ideologie autoradicalizzate online. L’effetto emulazione è statisticamente documentato nelle settimane successive a un episodio mediatico forte. Le aree più esposte restano vie dello shopping, mercati, manifestazioni, eventi sportivi e religiosi.
Impatto su turismo, economia e clima sociale
• Turismo: storicamente l’Italia ha beneficiato della percezione di sicurezza relativa rispetto ad altri Paesi, anche europei. Il WTTC stima un tempo medio di recupero di 13 mesi nei Paesi occidentali dopo un attacco isolato; il pregresso italiano però rende l’impatto atteso sui flussi decisamente modesto, salvo ulteriori episodi a catena.
• Commercio urbano: non intaccato, ma in caso di ulteriori episodi si verificherà calo di affluenza nei centri storici, costi aggiuntivi per dehors e pedonalizzazioni protette.
• Politica e opinione pubblica: attesa polarizzazione su cittadinanza, immigrazione e salute mentale; rischio di una narrazione che oscilla fra securitizzazione (più telecamere, più barriere, restrizioni su immigrazione e permessi) e rivendicazioni sui diritti.
• Assicurativo e immobiliare: possibile revisione dei premi per eventi pubblici e locali in zone ZTL; spinta a investimenti in mitigazione (security by design).
Cosa attendersi nei prossimi mesi
Nel breve periodo: rafforzamento dei controlli nelle ZTL, audit dei dissuasori, dibattito parlamentare su psichiatria territoriale, revoca dei permessi di soggiorno e stretta sull’immigrazione. Nel medio periodo: piani urbani di sicurezza “by design”, maggior integrazione fra forze dell’ordine e servizi di salute mentale, stress test su grandi eventi. Nel medio-lungo periodo l’Italia, pur restando una meta percepita come sicura, dovrà fare i conti con un nuovo livello-base di rischio, sempre più allineato a quello degli altri grandi Paesi europei.
