Coronavirus, un inaspettato aiuto per le aziende nella consapevolezza del travel risk.
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Un’occasione da non sprecare per gli addetti ai lavori.
Immaginatevi un dipendente di un’azienda in viaggio per lavoro. Dopo una lunga giornata piena di meeting, di appuntamenti e di telefonate, decide di rientrare in albergo in metropolitana. Una scelta apparentemente senza particolari pericoli e che in molti fanno tutti i giorni. Nella sua carrozza osserva i passeggeri: chi guarda sul cellulare, chi conversa con il passeggero vicino, chi legge il giornale. I passeggeri entrano ed escono ad ogni stazione. Un uomo, appena entrato, sembra però diverso da tutti gli altri: è teso, si muove più velocemente e con maggiore energia; scruta con attenzione tutti i passeggeri. Il nostro dipendente, che non vede l’ora di rientrare in albergo, nota che il nuovo arrivato non ha un viso particolarmente amichevole e che nasconde entrambe le mani nelle tasche della giacca. Ed è allora che il nostro traveler ha un guizzo e prende una decisione al volo: prima che la metropolitana possa ripartire decide di scendere. Egli ha, senza saperlo, appena evitato un’aggressione armata ai suoi danni. E tutto ciò grazie alla consapevolezza nell’aver percepito che qualcosa nel treno era cambiato con l’entrata in scena dell’uomo.
Si tratta di un caso non isolato. Soprattutto nei viaggi di lavoro in paesi stranieri è indispensabile avere un’adeguata preparazione nel Travel Risk: essa può fare la differenza tra un viaggio d’affari che procede senza intoppi ed un viaggio con qualche problema in più. Persino il minimo dubbio e i più piccoli accorgimenti possono aumentare la sicurezza del proprio viaggio: evitare la strada poco illuminata, lasciare l’orologio nella cassaforte dell’albergo, evitare taxi non ufficiali, non ostentare la posizione dirigenziale.
Spesso però il Travel risk è un tema sconosciuto ai più, soprattutto da parte di coloro che viaggiano per lavoro. Nonostante negli ultimi anni l’attività di travel security sia aumentata molto nelle aziende italiane, essa rimane ancora molto al di sotto degli standard anglosassoni o tedeschi.
Il coronavirus ha però cambiato il contesto generale e può, nonostante tutto, portare un importante contributo nella implementazione nelle aziende di un sentimento di consapevolezza per quanto attiene il Travel Risk e della necessità di dotarsi di adeguate politiche di Travel Security.
L’epidemia da Covid-19 ha notevolmente cambiato, e in brevissimo tempo, le abitudini di viaggio di tutti noi, compresi quelli che lo fanno per lavoro. Tematiche e concetti quali Travel Risk, Travel Security e Crisis Management sono entrate con prepotenza nelle agende delle priorità di innumerevoli imprese.
Per ridurre i pericoli dei propri dipendenti in viaggio per affari, non soltanto in tempi di coronavirus, è però indispensabile un adeguato processo di sensibilizzazione all’interno della stessa azienda. Proprio grazie al coronavirus vi è un drastico aumento della soglia di attenzione ai vari pericoli che si possono manifestare al traveler, al dipendente in viaggio. Le aziende e gli addetti ai lavori (consulenti, security manager, società di sicurezza) dovrebbero pertanto approfittare del trend momentaneo e dell’alta attenzione che queste tematiche hanno attualmente, al fine di implementare questa consapevolezza e di mantenerla anche in futuro.
La consapevolezza (awareness), soprattutto nell’ambito della sicurezza e dei potenziali pericoli, è tutto. Avere consapevolezza di ciò che ci circonda, specialmente nei viaggi all’estero, è indispensabile per riconoscere in anticipo rischi e pericoli. Lo scopo è quello di evitarli. Per aumentare questa consapevolezza, le imprese dovrebbero introdurre per i propri dipendenti, che vengono mandati all’estero per affari, vere e proprie campagne di sensibilizzazione. Si tratta in definitiva di formare adeguatamente i propri collaboratori nel poter affrontare ogni circostanza. Dall’altro lato per i dipendenti è importante sapere che in azienda vi sono strutture per la Travel Security e che l’azienda ha a cuore il proprio personale e lo tutela. Le aziende che preparano mentalmente i propri dipendenti già prima del viaggio rispetto ai potenziali pericoli, non soltanto proteggono le persone, ma rafforzano allo stesso tempo il sentimento di appartenenza ad una azienda e minimizzano i rischi di un danno economico e d’immagine.
A tal fine è necessario che in azienda venga tematizzata la awareness, affinché sia utile nella prevenzione dei pericoli durante i viaggi di lavoro. La sola presenza di questa consapevolezza genera essa stessa sicurezza, aumentando la percezione della Travel Security. Possono così ad esempio essere condivise informazioni su eventi attuali, predisposti corsi di formazione, svolte esercitazioni, create strutture ed uffici adeguati.
Al fine di condurre una efficiente campagna awareness all’interno dell’azienda occorrono quattro fasi:
- Innanzitutto deve nascere un’attenzione per il tema della Travel Security. La tematica deve essere percepita come fondamentale. I dipendenti devono sapere dell’esistenza di una politica aziendale per la sicurezza dei viaggi. E questo, grazie alla pandemia da coronavirus, è un tema oramai all’ordine del giorno anche delle aziende più piccole.
- Le aziende devono poi favorire la piena comprensione di questa tematica da parte dei propri dipendenti. È necessario trasmettere informazioni di base sulla Travel Security. È in questo modo che viene posta la prima pietra per la costruzione all’interno di ogni dipendente di una consapevolezza piena ed approfondita della tematica.
- La sensibilizzazione è un elemento fondamentale. Ogni dipendente deve essere in grado di incrementare e consolidare la propria consapevolezza della Travel Security. In questo modo si imparano ad inquadrare ed a valutare eventuali situazioni critiche.
- La capacità di trasmettere è infine l’ultima fase del processo. Tutte le strutture dell’azienda dovrebbero essere coinvolte in una campagna di awareness, al fine di creare sano entusiasmo per la materia. Il tema della Travel Security deve essere considerato di assoluta priorità. L’obiettivo finale è quello di motivare i dipendenti e di stimolarne la curiosità verso questo tema fondamentale.
Dopo questa prima campagna di consapevolezza all’interno dell’azienda, i dipendenti devono poi essere formati per affrontare realmente i viaggi di lavoro in modo concreto e pratico. È inutile ribadire come i lavoratori in viaggio siano un obiettivo ambito per molti malintenzionati. Per questo motivo, i dipendenti devono sapere, già prima di iniziare il viaggio, come trasformarsi – agli occhi dei criminali – da soft target a hard target.
Questi sono termini che hanno origine in ambito militare e che vengono utilizzati, da qualche tempo, anche nella Travel Security. Con il termine soft target vengono individuate tutte quelle persone che sono facili prede per i criminali, a causa dei loro comportamenti o a causa di mancate o inadeguate misure di sicurezza. Viceversa un hard target è una persona che è in grado di rendere più difficile l’operato di un criminale, grazie alla propria consapevolezza di potenziali pericoli e grazie ad opportune misure di protezione. Anche un criminale è spesso una persona razionale, e per la scelta delle proprie vittime terrà conto, anche se inconsciamente, di questa suddivisione.
Solo se il traveler è dunque pienamente consapevole dei rischi, potrà evitare situazioni pericolose ed eventualmente agire di conseguenza nel caso dovessero concretizzarsi. In conclusione possiamo affermare che la consapevolezza del pericolo e della Travel Security (awareness) sono già un 50% della sicurezza stessa durante i viaggi di lavoro. Il restante 50% comprende l’agire deciso quando la situazione lo richiede.
Questi fondamentali hanno aiutato anche il nostro iniziale traveler nella metropolitana, quando ha capito che la situazione che si era creata poteva essere una potenziale minaccia ed ha agito di conseguenza, con rapidità e sangue freddo.
