Nella nottata di ieri la diga di Kakhovka, sul fiume Dnepr in Ucraina, è crollata. Russi e ucraini si accusano vicendevolmente per quello che è uno dei più grossi disastri naturali in Europa degli ultimi decenni. Il crollo della diga, infatti, sta causando l’inondazione di decine di paesi e la distruzione dell’habitat naturale. Inoltre, la diga provvedeva alla generazione di energia elettrica e serviva per raccogliere l’acqua destinata sia a raffreddare i reattori della centrale nucleare di Zaporizhzhia sia come bacino idrico per rifornire di acqua Crimea e dintorni.
Non sono ancora note le ragioni del crollo: se da una parte l’inondazione causata dallo stesso renderà molto più difficile un eventuale attacco ucraino attraverso il Dnepr, dall’altra la stessa ha già sommerso le posizioni difensive russe più avanzate e impatterà maggiormente proprio il lato occupato dalla Federazione russa. Indubbiamente, qualora la diga fosse stata distrutta da uno dei due attori ciò costituirebbe un’ulteriore escalation del conflitto, proprio nel momento in cui gli ucraini hanno iniziato le annunciate manovre offensive.
