Il Covid come nuova sfida del Travel Risk aziendale.
Time to read 3 minutes
Il Travel Risk dei trasfertisti delle aziende è stato messo a dura prova durante la pandemia Covid e soltanto adesso, grazie ai vaccini, si iniziano ad intravedere possibili spiragli per un completo ritorno alla normalità.
La tematica del Travel Risk, troppo spesso ancora poco considerata da molte aziende già prima dell’esplodere del virus, ha evidenziato nell’ultimo anno una situazione critica esistente da tempo: le aziende italiane, piccole o grandi che siano, sono ancora poco consapevoli dei potenziali rischi che un viaggio di lavoro può comportare per i loro dipendenti. Rischi che si sono accentuati notevolmente nel periodo pandemico. Le aziende si trovano pertanto impreparate ad affrontare al meglio queste situazioni di emergenza, prive spesso anche dei necessari strumenti e delle conoscenze che possano tutelare sia il dipendente in trasferta sia l’azienda, specialmente da un punto di vista giuridico.
Con il Covid le aziende si sono improvvisamente trovate a dover affrontare il rischio del contagio tra i dipendenti, elaborando protocolli di sicurezza e prevedendo tutta una serie di misure di prevenzione e protezione. Questa situazione ha aumentato la consapevolezza delle aziende italiane in termini di gestione dei rischi dei propri dipendenti ma siamo ancora ben lontani dal raggiungere gli standard di altri Paesi occidentali. Occorre quindi non perdere la spinta derivante dalla pandemia ed incrementare tutti quei strumenti di Travel Security necessari alle imprese per tutelare i propri trasfertisti, soprattutto in considerazione del fatto che l’Italia è un Paese fortemente votato all’export.
Gli aspetti di cui tenere conto non sono soltanto quelli legati alla situazione geopolitica e di sicurezza interna del Paese in cui il nostro trasfertista si trova momentaneamente, ma anche quelli di carattere culturale e religioso, in quanto anche questi possono incidere sulla security del dipendente. Fino a quando il Covid non sarà definitivamente debellato occorre però anche continuare a prestare attenzione agli aspetti sanitari. La criticità principale rimane senz’altro quella della disponibilità delle dosi di vaccino. In attesa che tutta la popolazione venga vaccinata è possibile incrementare la sicurezza e tutela dei dipendenti aziendali con tutta una serie di altre azioni e misure: tamponi rapidi, sanificazione dei luoghi di lavoro, monitoraggio della salute, disponibilità dei dispositivi di protezione individuale, un aumento del tracciamento ed una maggior attenzione agli spostamenti. A questo scopo sarebbe ottimale se l’azienda, oltre alla presenza di Security Manager interni o alla consulenza da parte di specifiche società di security, avesse a propria disposizione un Travel Covid Manager, un esperto capace di gestire al meglio le nuove emergenze per il traveler.
Oltre a ciò il Manager dovrebbe prevedere nuove misure volte a migliorare, in questo contesto sanitario, i viaggi d’affari dei dipendenti aziendali, ad esempio con: la fornitura di consigli di viaggio specifici, di dispositivi di protezione individuali e servizi aggiuntivi come l’accesso alla lounge; il tracciamento di tutti i business traveler in viaggio e l’utilizzo della messaggistica in-app per aggiornare rapidamente i viaggiatori; l’implementazione di ulteriori approvazioni pre-viaggio.
Fondamentale rimane la costante interlocuzione, all’interno dell’azienda, dei settori Security e Safety. Questi non devono soltanto interagire costantemente tra di loro, ma anche con i settori Legal, Human Resources, con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp) e con il medico aziendale. Il tutto ovviamente nell’attesa che il Paese e le aziende possano al più presto tornare nel modo più rapido possibile a quella socialità del lavoro e della vita quotidiana che manca ormai da troppo tempo.
