Israele è in guerra

Israele è in guerra

9 Ottobre 2023 - Approfondimenti

Time to read 4 minutes

Sabato 7 ottobre 2023 entrerà nella storia come uno spartiacque fondamentale non solo per il Medio Oriente, ma per gli equilibri mondiali nel loro complesso. Per la prima volta in cinquant’anni, e proprio in occasione dell’anniversario della guerra dello Yom Kippur del 1973, Israele è vittima di un massiccio attacco, operato dalle forze di Hamas, che è già costato la vita a più di ottocento israeliani, con altre migliaia ricoverati (molti in gravi condizioni).

L’attacco è stato chiaramente pianificato a lungo e condotto sostanzialmente alla perfezione dai miliziani palestinesi. Prima, Israele è stata investita da una salva di migliaia di missili lanciati dalla striscia di Gaza ai quali ha fatto poi seguito un attacco lanciato via terra, mare e aria alle difese israeliane. Le Forze Armate poste a difesa del confine sono state soprese dalla rapidità e dall’organizzazione delle forze palestinesi, che hanno sfondato il fronte in più parti, infliggendo considerevoli perdite agli israeliani, sia dal punto di vista umano che di mezzi.

Dopo questa prima fase, i miliziani di Hamas sono penetrati per diversi chilometri entro il territorio israeliano, trovando spesso poca o nessuna resistenza, e hanno così potuto catturare diversi insediamenti israeliani posti in prossimità del confine. Nel solco delle sue strategie terroristiche, Hamas ha ucciso indiscriminatamente militari e civili: in particolare, questi ultimi sono stati vittima di esecuzioni sommarie o di rapimento, diventando così ostaggi nelle mani dei miliziani palestinesi. Tra le vittime ci sono persone di diverse nazionalità.

Nelle ultime ore le Forze Armate israeliane stanno procedendo ad ingaggiare i miliziani di Hamas, recuperando progressivamente il terreno perso. Diversi insediamenti, tuttavia, rimangono in mano palestinese, così come gli ostaggi catturati. Per far fronte all’aggressione, Israele ha deciso di chiamare i riservisti, circa 300.000, non solo per contrastare l’offensiva di Hamas ma anche per rafforzare i confini nord verso Libano e Siria. Hezbollah, infatti, ha già annunciato sostegno alla causa palestinese e Gerusalemme teme un’aggressione anche su quel fronte, e ciò complicherebbe significativamente il compito delle Forze Armate israeliane.

I vertici dello Stato ebraico, comunque, hanno già annunciato che procederanno ad una durissima rappresaglia nei confronti di Hamas. Nelle ultime ore l’aviazione israeliana ha pesantemente bombardato la striscia di Gaza, preparando probabilmente il terreno per una dura operazione di terra che le forze israeliane stanno pianificando in queste ore. Nel frattempo, Gerusalemme ha annunciato il taglio delle forniture di energia e acqua a Gaza.

Quello che resta da capire è come sia stato possibile che i servizi segreti israeliani non abbiano visto arrivare un’offensiva di questo calibro. Le ipotesi avanzate sono state diverse: la più probabile è che Israele abbia abbassato la guardia nei confronti di Hamas, ritenuta non in cima alla lista delle minacce per il Paese. Questo per due ragioni: la prima, perché effettivamente Israele ha minacce più serie, come Hezbollah e Iran; la seconda, perché Hamas aveva dato l’illusione di essersi moderata, accettando progressivamente una certa convivenza con Israele.

Inoltre, non bisogna dimenticare le dinamiche internazionali: il fatto, ad esempio, che l’Occidente sia concentrato sulla guerra in corso in Ucraina e che alla guida degli Stati Uniti ci sia un Presidente che ha dato idea di non essere molto disposto a impegnare direttamente il Paese, soprattutto per quanto concerne il Medio Oriente. Inoltre, il progressivo avvicinamento di Israele ad alcuni Paesi arabi (Arabia Saudita in primis) ha sicuramente preoccupato Hamas e l’Iran, che si sarebbero trovati, in caso della conclusione positiva dell’avvicinamento, molto più isolati. Tutto questo può aver spinto Hamas all’azione.

Tale processo, ora, sarà chiaramente interrotto perché Israele, dovendo reagire duramente, susciterà una altrettanto dura risposta dell’opinione pubblica nei Paesi arabi, che non potranno dunque permettersi di avvicinarsi a Israele e, anzi, dovranno condannare – almeno a parole – le sue azioni contro i palestinesi. A causa del ritorno della guerra tra israeliani e palestinesi, e del conseguente sostegno occidentale a Gerusalemme, salirà sensibilmente il rischio di attentati terroristici anche in Europa. Nelle ultime ore la Polizia di Londra ha aumentato il livello di allerta, mentre c’è già stato un allarme bomba all’aeroporto di Amburgo. Una nuova serie di attentati, più o meno grossi, in tutta Europa non è dunque da escludere.