LE ONG E LA SICUREZZA DEI LORO DIPENDENTI ALL’ESTERO.
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Nel corso degli ultimi anni si sono verificati – ogni anno – circa cento attacchi contro il variegato personale umanitario internazionale che opera nei tanti contesti a rischio del nostro pianeta.
Si tratta di lavori, quelli nelle ONG, che per loro stessa natura portano gli operatori in zone di conflitto o di sconvolgimenti umanitari. Il contatto diretto con la popolazione e la mancanza spesso di adeguati sistemi di sicurezza ne fanno obiettivi ambiti da parte di criminali e miliziani.
Gli esempi si sprecano e sono diventati noti anche a chi non segue direttamente i lavori di queste organizzazioni: Silvia Romano, Luca Tacchetto, Gabriele Del Grande.
È ormai sempre più evidente che portare aiuti alle popolazioni in Paesi rischiosi comporta un pericolo molto elevato per gli operatori delle ONG e non solo. Risulta pertanto indispensabile avviare un’attenta analisi da parte dei vari soggetti coinvolti prima dell’assunzione da parte degli stessi di decisioni e di azioni in questi contesti altamente a rischio. Le ONG e gli altri attori che si occupano di portare aiuto e sostegno in zone a rischio, devono purtroppo sempre più spesso fare i conti con incidenti, variegati rischi per la sicurezza come attentati o azioni criminali e maggiori difficoltà di accesso alle zone interessate. Il tutto ha forti implicazioni per il loro personale sul campo.
Le ONG più importanti ed economicamente più strutturate si sono nel frattempo dotate di appositi uffici per la sicurezza guidati da personale altamente specializzato. Sono state stabilite procedure operative, redatti manuali di sicurezza e forniti corsi di formazioni ed addestramenti specifici al personale. Sono stati inoltre istituiti sul territorio di azione specifici organismi di coordinamento e di informazione per le varie questioni di sicurezza. Malgrado i tanti pericoli nelle zone a rischio, molte ONG ancora non prevedono adeguate risorse e strutture per proteggere il proprio personale. Eppure anche per loro vige l’obbligo di procedere in tal senso.
È perciò necessario, oltre che un obbligo di legge, che anche le ONG adottino tutte le precauzioni e cautele per assicurare l’incolumità dei propri dipendenti. L’obiettivo deve essere quello di ridurre ai minimi termini le conseguenze negative del caso fortuito e della forza maggiore in ambito security. La posizione di garanzia datoriale impone a qualsiasi ente privato, incluse ONG internazionali e perfino piccole associazioni di volontariato, di adempiere alle proprie obbligazioni di sicurezza nei confronti di lavoratori volontari e dipendenti esposti a rischi.
Molto resta da fare. L’obiettivo di prioritario raggiungimento da parte delle ONG italiane a favore dei circa 22mila cooperanti che vi prestano sevizio, può essere efficacemente riassunto nello slogan “maggiore sicurezza e maggiore formazione”. È arrivato il momento di pensare a come finanziare ed organizzare una formazione ed una informazione vera per coloro che credono nel valore della solidarietà ma desiderano operare all’estero facendo un salto di qualità, con un sistema meno improvvisato.
