Continuano le proteste nelle principali città israeliane contro la riforma della giustizia proposta dal governo Netanyahu. Ieri circa 600.000 persone sono scese in piazza per protestare, tentando anche l’assalto alla casa del Primo Ministro, dopo la decisione di quest’ultimo di licenziare il Ministro della Difesa Gallant che aveva criticato la decisione di Netanyahu di proseguire con la riforma nonostante le enormi proteste.
Dopo settimane di duro scontro politico, la situazione sembra oramai a un punto di svolta: il governo deve decidere se continuare sulla via della riforma, e andare allo scontro totale con l’opposizione e parte del Paese, o se desistere. Nel frattempo, il Console israeliano a New York si è dimesso per protesta, e le università hanno annunciato lo sciopero a partire da oggi. Se alcune voci nel principale partito di maggioranza, il Likud, si dicono favorevoli a un congelamento della riforma, gli oltranzisti nel governo vogliono invece andare allo scontro.
Il portavoce del National Security Council USA ha così commentato gli avvenimenti in Israele: “Siamo profondamente preoccupati per gli sviluppi in corso in Israele, compreso il potenziale impatto sulla capacità di reazione militare sollevato dal ministro della difesa Yoav Gallant, che sottolinea ulteriormente l’urgente necessità di un compromesso”.
