Nelle scorse ore la situazione in Sudan è precipitata. Il Generale Mohamed Hamdan Dagalo, capo delle Rapid Support Force (RSF), un gruppo paramilitare, ha iniziato le ostilità nei confronti del Generale Abdel Fattah al-Burhan, Capo di Stato de-facto del Sudan.
Le forze governative hanno risposto al tentativo di colpo di stato operato dalle RSF, colpendo anche con strike aerei nella capitale, Khartoum. Scontri si sono verificati in tutto il Paese e parte dello stesso, inclusi alcuni edifici governativi, sarebbero ora nelle mani dei ribelli.
Si segnalano già più di cento morti e centinaia di feriti, anche tra la popolazione civile. Ad aggravare la situazione, l’ambasciatore dell’Unione Europea, Aidan O’Hara, sarebbe stato aggredito nella propria residenza a Khartoum, in violazione della Convenzione di Vienna sulla protezione diplomatica.
La comunità internazionale ha duramente condannato le violenze: sia Stati Uniti che Russia e Cina si sono schierati a favore di un cessate il fuoco, così come ONU, Unione Europea e Unione Africana. Il Segretario di Stato americano Blinken continua ad auspicare la transizione verso un governo controllato dalla società civile invece che dai militari.
Dal segretariato generale ONU sono arrivate, invece, le seguenti parole: “The Secretary-General calls on the leaders of the Rapid Support Forces and the Sudanese Armed Forces to immediately cease hostilities, restore calm and initiate a dialogue to resolve the current crisis”.
