Nella giornata di domenica la Russia è stata colpita da un nuovo attacco terroristico, che fa seguito a quello brutale al Crocus City Hall dello scorso marzo. Lo stesso si è verificato nella Repubblica del Dagestan, zona a maggioranza musulmana nella Russia meridionale, e ha causato la morte di venticinque persone, tra cui i cinque terroristi e quindici poliziotti, e il ferimento di altre quarantasei.
L’attacco, condotto in occasione del festival pentecostale degli ortodossi, si è svolto nelle città di Derbent e Makhachkala e ha visto anche l’assassinio di un prete ortodosso. Gli attentatori hanno aperto il fuoco con armi automatiche sia presso chiese ortodosse che presso due sinagoghe.
Nonostante l’attacco paia di pura matrice islamica, diverse voci in Russia – tra cui quella del presidente della Commissione Affari Internazionali della Duma – hanno collegato l’attacco ad attori esterni e, in particolare, all’Ucraina. La regione, comunque, non è nuova ad attacchi di questo tipo: tra il 2007 e il 2017, ad esempio, il sedicente Emirato Islamico del Caucaso ha condotto diversi attentati simili.
