Obbligo della sicurezza dei viaggi all’estero anche per i dipendenti delle NGO. In caso contrario si rischiano enormi risarcimenti danni.
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di Gabriele Genuino, Senior Security Manager - Cube srl.
Alla fine del 2015 un tribunale di Oslo condannava la importante NGO norvegese Norwegian Refugee Council (NRC) al pagamento di 500mila euro ad un suo ex dipendente, riconoscendo gravi negligenze nel dovere di protezione e tutela dei propri dipendenti, circostanza che portava ad un rapimento in Kenia.
Il caso in questione, noto a chi si occupa di Travel Security e di Duty of Care, non è interessante soltanto a causa dell’enorme somma pagata dalla NGO come risarcimento, ma anche per il grande danno di immagine e di reputazione che la NGO stessa ha poi dovuto subire. Un caso giudiziale che, anche se avvenuto in Norvegia, ha avuto conseguenze in altri Paesi europei e che deve fungere da monito per tutte le NGO che si occupano di cooperazione all’estero.
I fatti. Nel giugno 2012 l’allora segretaria generale della NRC, Elisabeth Rasmusson, si apprestava a visitare il campo profughi di Dadaab nel nord del Kenia. Il campo si trovava in una zona ad altissimo rischio vicino al confine somalo. La Rasmusson era accompagnata da altri dipendenti della NGO norvegese ed il fatto che la delegazione fosse comunque composta da alcune personalità di spicco fece trapelare la notizia della visita. La notizia arrivò anche ad alcuni miliziani locali che intendevano così approfittare di questa circostanza per procedere con un rapimento e pretendere poi un riscatto.
Quando la delegazione norvegese composta da tre macchine arrivò al campo profughi, i miliziani si fecero vivi e bloccarono il convoglio con l’uso di armi. Un autista keniano venne immediatamente ucciso sul posto. Quattro dipendenti della NRC vennero rapiti e portati in Somalia. La segretaria generale ne rimase fortunatamente illesa e riuscì ad evitare il rapimento, lasciando provvidenzialmente il campo appena prima dell’agguato. Dopo quattro giorni, una milizia somala vicina al Governo di allora riuscì dopo un conflitto a fuoco a liberare i rapiti ed a riportarli in territorio sicuro.
Sul primo momento tutti i liberati si sentirono sollevati e grati per il pericolo scampato. Ad un dipendente della NRC, Steve Dennis, venne però successivamente diagnosticato uno shock post traumatico, tanto che divenne inabile al lavoro e dovette convivere anche con una lesione muscolare alla gamba.
Steve Dennis si confrontò allora con la NRC, cercando supporto economico e sanitario. I suoi ex datori di lavoro lo trattarono invece con molta superficialità; persino l’assicurazione aziendale con riusciva a coprire in toto i costi dei trattamenti sanitari di Dennis. Egli si decise così a citare in giudizio la NRC, chiedendo giustizia per sé stesso ma anche una maggiore sicurezza per tutti i dipendenti delle NGO in missione all’estero. Egli accusava la NRC di aver disatteso l’obbligo di protezione e di tutela per i dipendenti aziendali che vanno in missione all’estero, di non avere preso sul serio le svariate informazioni giunte circa la pericolosità dell’area, di non aver dato seguito alle raccomandazioni che invitavano ad una maggiore sicurezza per chi viaggiava in quella zona e di aver rinunciato a potenziare la scorta armata. Oltre a ciò la NGO norvegese veniva accusata di non aver trattato di persona la questione relativa alla sicurezza dei propri dipendenti in missione nell’area ma di aver semplicemente delegato il tutto a del personale locale. Un personale però del tutto inadeguato, tanto che il Security Manager del posto veniva impiegato anche come traduttore e guida turistica.
Con la sua sentenza del novembre 2015, il tribunale di Oslo rendeva giustizia a Steve Dennis, evidenziando le gravi negligenze della NGO nell’adempiere agli obblighi di legge riguardanti la tutela del proprio personale. In particolar modo veniva posto l’accento su come la NRC avesse sottovalutato i rischi ed i pericoli, non avesse messo in atto tutte le linee guida sulla sicurezza e non avesse potenziato la scorta armata. Il tribunale precisava poi come anche le NGO avessero l’obbligo, al pari delle aziende, di porre in essere tutte quelle azioni volte a tutelare i propri dipendenti dai rischi presenti nelle zone in cui venivano inviati a svolgere il proprio lavoro. Tutti punti che facevano la NRC responsabile dei danni fisici e psichici arrecati a Steve Dennis con il rapimento che aveva avuto luogo.
Anche se il fatto raccontato riguarda una sentenza norvegese, autorevoli giuristi ritengono che esso abbia una rilevanza europea, poiché l’obbligo di legge considerato vale anche in altri Paesi europei. A base di ciò vengono citate anche le International Labor Organization Conventions on Occupational Safety and Health (ratificate in Italia con l’ormai noto decreto 81/2008), che assicurano tutta una serie di misure volte a prevenire rischi e pericoli per i dipendenti in missione all’estero.
La sentenza ha poi avuto effetti soprattutto in Gran Bretagna, dove le NGO stanno ottimizzando le proprie misure di prevenzione e di tutela per i propri collaboratori. Nella stessa Gran Bretagna sono inoltre attivi diversi studi di avvocati che si stanno specializzando nel rappresentare in giudizio i dipendenti di NGO che hanno subìto danni durante le missioni all’estero. In questa attività gli studi legali si avvalgono anche di importanti professionisti nel settore della Travel Security, i quali sono chiamati ad analizzare nel dettaglio eventuali mancanze delle NGO nel proteggere adeguatamente i loro dipendenti inviati in trasferta all’estero.
