ORBAN VA DA PUTIN MENTRE LA RUSSIA CONTINUA AD AVANZARE
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Viktor Orban si è recato ieri in visita ufficiale da Vladimir Putin, la prima di un leader NATO su suolo russo dall’inizio della guerra in Ucraina. L’obiettivo dichiarato da Orban, che ha assunto da pochissimo la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, è quello di riaprire i canali di comunicazione con Mosca per riuscire a facilitare la prospettiva di una pace negoziata. Prima della visita in Russia, Orban si era recato in Ucraina da Zelensky.
Come lecito attendersi, il viaggio del Primo Ministro ungherese non ha portato ad alcun risultato pratico. Putin ha rimarcato la posizione della Russia: nessun cessate il fuoco fino alla conclusione di un accordo di pace, chiudendo per ora ogni spiraglio alla possibilità del negoziato. Orban torna dalle visite ufficiali con la consapevolezza dichiarata della distanza incolmabile che c’è per ora tra le parti; anche questo, ampiamente noto ben prima del viaggio.
Nel corso degli ultimi due anni e mezzo in Occidente qualcuno ha fortemente insistito sulla necessità di raggiungere un accordo di pace e, a volte, ha accusato l’Occidente di sabotare tale prospettiva. In realtà, la storia insegna che la pace, in situazioni come questa, si può raggiungere – purtroppo – solo dopo l’esaurimento almeno parziale delle risorse militari dei contendenti. In altre parole, solo quando uno o entrambi i contendenti non possono più ottenere sul campo di battaglia risultati migliori rispetto a quanto possibile fare attraverso il negoziato.
E’ indubbio che il muro diplomatico alzato dai Paesi occidentali e dalla Russia non facilita il dialogo, e in questo quadro si colloca il viaggio di Orban. Tuttavia, è necessario comprendere come la volontà non sia sufficiente in dinamiche di questo tipo. Se la Federazione Russa ritiene di poter ottenere risultati migliori attraverso lo sforzo bellico continuerà fino all’esaurimento di tale possibilità. Al contrario, se l’Ucraina ritiene che un negoziato di pace oggi equivarrebbe a una sua sostanziale capitolazione persevererà nello sforzo bellico con la speranza di un rivolgimento sul campo di battaglia o dell’esaurimento delle risorse di Mosca, due opzioni che favorirebbero un accordo più equilibrato.
Ecco perché risulta essenziale continuare a seguire gli sviluppi sul campo, perché quella è la chiave che permette di comprendere quando sarà ipotizzabile raggiungere un accordo. Negli ultimi mesi, infatti, le forze russe sono avanzate su tutta la linea del fronte. Dopo aver aperto una nuova direttrice d’attacco a nord di Kharkiv, distogliendo truppe ucraine dal Donbass, le forze russe hanno occupato una posizione strategica nella fondamentale cittadina di Chasiv Yar. Inoltre, hanno sfondato le linee difensive ucraine che reggevano dal 2014 in due punti. In particolare, sembra problematico per le forze di Kiev lo sfondamento occorso nella zona di Niu York.
Se l’offensiva estiva russa riuscirà a superare le linee di fortificazione erette nel 2014 nel Donbass, per gli ucraini sarà difficile impedire a Mosca di occupare nuovo territorio. I costi per la Federazione Russa in termini di uomini e mezzi persi, tuttavia, sono considerevoli. La speranza per gli ucraini è che Mosca non sia più in grado di sostenere le perdite e, grazie anche agli aiuti occidentali, stabilizzare quindi il fronte.
