Nelle ultime ore è andata in crescendo la tensione in Medio Oriente, dopo che l’esercito israeliano ha colpito un campo profughi nella zona di Rafah. L’obiettivo erano dei vertici dell’organizzazione terroristica Hamas: tuttavia, nell’attacco sono rimaste coinvolte decine di civili. Il bilancio è di almeno 45 morti e 180 feriti, dopo che un incendio si è propagato nella tendopoli occupata dai civili.
L’attacco è stato duramente condannato non solo dai tradizionali alleati dei palestinesi ma anche dal mondo occidentale e dalle organizzazioni internazionali, che ora chiedono a gran voce a Israele di cessare le operazioni a Rafah. Lo stesso premier israeliano Netanyahu ha definito la strage un “tragico incidente”.
In aggiunta al tragico episodio a Rafah, nella giornata di ieri è avvenuto uno scontro a fuoco al confine tra Israele ed Egitto. Le prime informazioni parlavano di un soldato egiziano rimasto ucciso, ma con il passare delle ore è calata una cortina fumogena sulla storia, con le due parti – Israele ed Egitto – che stanno facendo il possibile per minimizzare l’accaduto. I due Paesi, infatti, non vogliono aumentare ulteriormente la tensione nell’area.
Resta inteso che il rischio di escalation regionale resta molto alto, anche se inferiore rispetto a qualche settimana fa, con l’attacco diretto dell’Iran a Israele e la risposta di quest’ultimo.
