Dopo l’oramai chiaro fallimento della controffensiva ucraina, lanciata a giugno scorso senza avere, a oggi, ottenuto risultati significativi, si inizia sempre più a parlare di pace. Non è un segreto che lontano dai riflettori se ne stia parlando, invero, da mesi, ma negli ultimi giorni la discussione sta progressivamente emergendo anche nel dibattito pubblico.
Ha fatto di recente discutere lo scherzo telefonico fatto da due comici russi – chiaramente vicini ai servizi di Mosca – che, bucando il perimetro di sicurezza di Palazzo Chigi, sono riusciti a mettersi in contatto con il Primo Ministro Giorgia Meloni; uno di essi, fingendosi leader dell’Unione Africana, ha poi intrattenuto una conversazione con Meloni nella quale si parla di diversi temi rilevanti, tra cui la guerra in Ucraina.
In merito, Meloni ha dichiarato che c’è stanchezza tra le opinioni pubbliche occidentali e che auspica presto l’apertura del processo negoziale. Lo scherzo risale a più di un mese fa, indicando come già da tempo si parli della via d’uscita negoziale alla guerra. Il premier è stato fin da subito sospettoso, ma dopo la rassicurazione degli uffici competenti non ha più sollevato la questione, fino a quando lo scherzo è stato diffuso in rete, esito che ha portato alle dimissioni del Consigliere Diplomatico Francesco Talò.
Le risposte di Meloni sono però solo l’ultimo indicatore riguardo all’evoluzione nella posizione occidentale sulla guerra, evoluzione prevedibile già da inizio anno: il continuo sostegno a Kiev, infatti, era legato al successo della controffensiva ucraina. In caso di fallimento, l’unica strada possibile sarebbe stata quella del negoziato: su tale via ora ci si incammina. Se gli ucraini non riusciranno a ottenere significativi successi sul campo nei prossimi mesi, i Paesi occidentali faranno sempre più pressioni affinché si giunga a un accordo tra le parti. Sempre che i russi siano disposti a trattare, e ciò è tutto fuorché sicuro.
Interessanti a tale riguardo sono anche due articoli usciti recentemente sul Time e su NBC. Nel primo, grande lavoro di giornalismo, si mostra come oramai anche gli ucraini sono sempre meno fiduciosi sulla possibilità di cacciare i russi dai territori che hanno occupato. Nel secondo, si dice apertamente che americani ed europei hanno incominciato a parlare con il governo ucraino in merito alla possibilità di concludere un accordo di pace. Ogni giorno che passa in assenza di una seria evoluzione al fronte a favore degli ucraini avvicina al momento in cui gli occidentali inizieranno a chiedere insistentemente un accordo di pace. Per Kiev, dunque, il tempo stringe.
