I carcerati dello Chef alla conquista di Bakhmut
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Negli ultimi mesi, il nome “Wagner” è quotidianamente presente su tutti i mezzi di informazione. La Compagnia Militare Privata, nata nel 2014 in circostanze non ancora completamente chiare, è salita alla ribalta grazie al suo impegno nella guerra lanciata dalla Russia in Ucraina e, in particolare, nell’assedio dell’importante roccaforte di Bakhmut. Dal momento della sua creazione a oggi, la Wagner ha preso parte a diverse operazioni militari: si è trovata al fianco dei separatisti delle repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk, ha partecipato alle guerre civili in Libia, Siria, Repubblica Centrafricana e nel conflitto in Mali.
In Siria, in particolare, i mercenari della Wagner sarebbero, secondo ricostruzioni, stati coinvolti anche in uno scontro diretto con le forze statunitensi nell’area (uscendone malconci). Ma è soprattutto la guerra in Ucraina che ha fatto crescere le quotazioni della Wagner. In un momento di difficoltà per le forze russe, infatti, la parte del fronte tenuta dalla compagnia militare ha visto i maggiori successi per Mosca.
Negli ultimi mesi a costo di centinaia di vittime, il gruppo Wagner ha lentamente eroso le difese ucraine a Bakhmut, punto cruciale di una delle linee difensive ucraine nel Donbass. La città e i dintorni sono diventati un vero e proprio tritacarne per i due contendenti, con avanzamenti estremamente lenti al prezzo di decine di morti e feriti ogni giorno. Recentemente, la Wagner è riuscita a penetrare nella città e aggirarla progressivamente, causando seri problemi di approvvigionamento per le unità ucraine lì dispiegate, minacciando anche un accerchiamento completo.
Queste dinamiche militari, però, spesso oscurano altri aspetti altrettanto interessanti. In particolare, per quanto si senta parlare di recente del gruppo Wagner, non sempre è noto che, a oggi, è composto per circa i 4/5 da carcerati: secondo le stime americane, su 50.000 persone impiegate dalla PMC in Ucraina, infatti, ben 40.000 proverrebbero dalle prigioni della Federazione Russa. Molti di questi, tra l’altro, sono stati condannati per reati particolarmente gravi o efferati, tra cui diversi per omicidio.
Il patto proposto ai carcerati è il seguente: accettare di servire in ucraina per sei mesi (con 100.000 rubli di paga al mese, circa 1.200 euro) in cambio del perdono completo al termine del periodo di servizio. Nei mesi scorsi è stato Evgenij Viktorovič Prigožin, oligarca in stretti rapporti con Putin, a girare diverse carceri russe per reclutare prigionieri (utilizzando, secondo l’ONU, anche metodi coercitivi). Prigožin ha ammesso solo di recente di essere dietro la fondazione della Wagner nel 2014: fino a poco fa, infatti, era conosciuto soprattutto come il “cuoco di Putin” per via della sua attività imprenditoriale nel mondo della ristorazione anche a servizio del Presidente russo.
Rispetto alle forze regolari russe, la Wagner ha molte meno restrizioni per l’impiego dei suoi uomini. Questa è una delle ragioni dietro alla sua maggiore capacità di avanzare. Secondo diverse fonti, la strategia impiegata dalla compagnia militare è quella di mandare all’attacco diverse ondate di uomini, fino a quando una di queste riesce a prendere una posizione, trincerarsi e chiamare il fuoco d’artiglieria a supporto contro i difensori ucraini. Tale tattica, che sta indubbiamente garantendo la progressiva avanzata delle forze russe, è estremamente costosa in termine di vite umane.
Secondo il Ministero della Difesa del Regno Unito, infatti, circa la metà dei prigionieri arruolati dalla Wagner e schierati in ucraina sono rimasti uccisi o feriti nel corso delle operazioni. Un numero indubbiamente elevato, ma ciò preoccupa evidentemente poco “Chef” Prigožin. Oltre a questo, nelle ultime settimane si è acceso uno scontro aperto tra Prigožin e il Ministero della Difesa russo. L’oligarca ha duramente attaccato la leadership militare russa per la condotta – a suo dire erratica – della campagna militare in ucraina. In risposta, sempre secondo Prigožin, il Ministero della Difesa avrebbe bloccato i rifornimenti di munizioni alla Wagner, complicando le sue operazioni sul terreno. La situazione sembra essere, almeno parzialmente, rientrata.
Mentre i carcerati dello “Chef” continuano l’assalto a Bakhmut, la Wagner si diffonde sempre più anche nel continente africano, dove ha anche sostituito i contingenti di alcuni Paesi europei nelle missioni di stabilizzazione d’area e antiterrorismo. È chiaro che qualora i carcerati dello “Chef” dovessero riuscire a conquistare Bakhmut e continuare a distinguersi nel prosieguo della guerra in Ucraina, altri Paesi nel mondo rifletteranno sull’opportunità di ingaggiare i mercenari Wagner per le più svariate ragioni, contribuendo all’espansione della sfera di influenza di Mosca.
Infine, una nota di colore: nelle ultime ore ha fatto scalpore la notizia secondo la quale la Wagner avrebbe messo una taglia sulla testa del Ministro della Difesa italiano Crosetto. Quest’ultimo ha smentito, ma l’episodio non fa altro che rendere ancora più noto, anche nel nostro Paese, il gruppo Wagner.
