ATTACCO ALL’IRAN, CAOS GLOBALE

ATTACCO ALL’IRAN, CAOS GLOBALE

11 Marzo 2026 - News #

Time to read 3 minutes

Il Medio Oriente sta vivendo in questi giorni una delle fasi più drammatiche e pericolose della sua storia recente. A partire dalla fine di febbraio l’Iran è entrato in guerra aperta con una coalizione guidata da Stati Uniti e Israele, in un conflitto che ha già cambiato profondamente gli equilibri regionali e rischia di avere ripercussioni globali enormi, soprattutto sul fronte energetico.

L’operazione congiunta USA-Israele è iniziata il 28 febbraio quando le forze aeree americane e israeliane hanno lanciato una massiccia campagna di bombardamenti su vasta scala contro l’Iran. L’obiettivo dichiarato era decapitare la leadership del regime, distruggere le capacità missilistiche e di droni e indebolire in modo irreversibile il programma nucleare iraniano. Il colpo più pesante, nelle primissime ore dall’inizio del conflitto è sicuramente stata l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. In aggiunta, la coalizione ha distrutto numerosi siti missilistici (come l’Esfahan Missile Complex), basi droni, aeroporti militari e basi aeree dell’IRGC e dell’Artesh. Corollario sono stati attacchi a infrastrutture energetiche e produttive; soprattutto, duri attacchi hanno bersagliato il programma nucleare iraniano.

Il Presidente americano Donald Trump, dopo aver definito l’operazione un successo straordinario, ha chiesto la resa incondizionata dell’Iran e ha esortato il popolo iraniano a ribellarsi per rovesciare il regime degli ayatollah. Tuttavia, la risposta iraniana è stata negativa; al contrario, Teheran ha lanciato attacchi in tutta la regione, nonostante la drastica riduzione delle sue capacità missilistiche e droni (grazie ai bombardamenti combinati e al consumo degli stessi). Missili e droni iraniani hanno colpito Israele, Kuwait, Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Soprattutto, il problema principale è legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale passa una parte importante del petrolio mondiale. Questo ha portato all’aumento considerevole dei prezzi del greggio, con ripercussioni importanti in Occidente.

In aggiunta, gli attacchi ai Paesi limitrofi, nonostante la condanna della comunità internazionale, preoccupano in quanto generano una sensazione di forte insicurezza con ripercussioni significative a livello economico e di immagine pubblica.

Dopo l’uccisione di Ali Khamenei è stata decisa la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio della precedente Guida Suprema e considerato ancora più radicale del padre. Tale scelta non è stata particolarmente gradita a Washington e Gerusalemme che hanno promesso di colpire qualsiasi successore imposto dal regime. L’Iran, nel mentre, si trova in una condizione economica difficilissima, con inflazione galoppante e carenza di cibo, benzina, elettricità e acqua.

Resta da capire quanto potrà ancora durare il conflitto e se Stati Uniti e Israele potranno ottenere il risultato sperato. Nonostante la distruzione delle forze armate iraniane, infatti, il regime resta in piedi e fintantoché sopravvive l’Iran difficilmente cambierà approccio di politica estera, perché il mantenimento di quello attuale è oramai legato alla sopravvivenza stessa del regime. Se le previsioni cupe di alcuni analisti non sembrano avverarsi (ossia, il rischio per gli Stati Uniti di finire i missili intercettori) grazie a una avveduta e precisa campagna di bombardamenti mirati, tuttavia non è pensabile la prosecuzione di un conflitto a oltranza che avrebbe ripercussioni enormi sulle economie locali e Occidentali. Pertanto, la finestra temporale adeguata al raggiungimento degli obiettivi prefissati si fa più stretta di giorno in giorno. Chi sarà in grado di resistere di più, probabilmente, otterrà la vittoria strategica.