I Balcani Occidentali vivono uno dei momenti più delicati degli ultimi anni sul fronte della sicurezza. Tra marzo 2025 e i primi mesi del 2026 un nuovo patto trilaterale di cooperazione militare ha riacceso antiche diffidenze, mentre Belgrado accelera il riarmo con Pechino e la disinformazione russa contribuisce a polarizzare l’opinione pubblica.
L’accordo in questione è stato siglato nel marzo 2025 tra Croazia, Albania e Kosovo. L’ambizione dei tre Paesi è di rafforzare la cooperazione in materia difesa e l’accordo si fonda su quattro pilastri: potenziamento delle capacità difensive e della produzione industriale comune; esercitazioni congiunte, addestramento e interoperabilità; contrasto alle minacce ibride (cyber, disinformazione, sabotaggi); sostegno all’integrazione euro-atlantica del Kosovo.
La piena operatività del piano è stata raggiunta a partire dai primi mesi di quest’anno, con riunioni a Zagabria e Shkodra tra i capi di stato maggiore dei tre Stati che hanno deciso di organizzare tre esercitazioni trilaterali nel 2026. L’obiettivo dichiarato è migliorare la risposta a crisi e minacce ibride, in linea con il concetto strategico NATO.
Nonostante Albania e Croazia (entrambi membri NATO) insistano sulla natura “amichevole” della cooperazione e la sua natura difensiva, la Serbia non ha reagito positivamente. Al contrario, da Belgrado l’accordo è stato letto totalmente in chiave antiserba, una provocazione che prelude, secondo i serbi, anche alla possibilità di un attacco congiunto. Il premier croato Plenković ha provato a rassicurare Vučić di persona, ma le tensioni restano alte.
In aggiunta, la Croazia lamenta da tempo il progressivo riarmo serbo, in particolare a causa dell’acquisto di missili ipersonici dalla Cina. Proprio di recente, il 13 marzo 2026 Vučić ha confermato ufficialmente l’acquisto dei missili aria-superficie cinesi CM-400AKG (supersonici, con gittata fino a 400 km secondo fonti serbe), montati sui MiG-29. La Serbia è il primo Paese europeo ad averli. Oltre a questo, la Serbia ha ricevuto altri armamenti cinesi negli anni e, oggi, la Cina è il principale fornitore di armi pesanti della Serbia, che negli ultimi cinque anni ha importato più sistemi di qualsiasi altro Paese balcanico occidentale. Non pago, Vučić ha sottolineato che la Serbia raddoppierà proprie le capacità militari nei prossimi 18 mesi, portando alla reazione croata che denuncia una nuova corsa agli armamenti nella regione.
Oltre alla cooperazione più strettamente militare, l’accordo trilaterale prevede anche il contrasto alle minacce ibride. Non è un caso. La disinformazione nella regione, infatti, è crescente e veicolata da potenze regionali e globali. I servizi di intelligence USA hanno avvertito, in particolare, che la Russia continua a fomentare instabilità tra Serbia e Kosovo e sostiene le spinte secessioniste di Milorad Dodik in Bosnia.
Ecco allora che i media filorussi nei Balcani presentano l’accordo Croazia-Albania-Kosovo come una preparazione contro i serbi. L’obiettivo è chiaro: tenere la regione instabile, frenare l’allargamento NATO/UE e mantenere l’influenza di Mosca. Esperti e rapporti stanno segnalando un aumento di sabotaggi, cyber-attacchi e narrazioni polarizzanti proprio nel 2026, anno già segnato da un ulteriore aumento delle tensioni internazionali. Nel mentre Russia, Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti si scontrano per aumentare la loro influenza nella regione.
La miscela – accordi di difesa, corsa agli armamenti, disinformazione russa e memorie storiche ancora vive – rende i Balcani un punto caldo da tenere d’occhio. L’UE e la NATO potrebbero adoperarsi per cercare di calmare le acque: più presenza, più investimenti concreti nella difesa comune e un chiaro percorso di adesione per chi lo vuole. Tuttavia, l’aumento delle minacce e le divisioni interne rischiano di complicare l’azione delle due organizzazioni e dei Paesi membri.
I Balcani non sono “periferia”: sono una linea di difesa cruciale dell’architettura di sicurezza europea. Ignorarli sarebbe un errore strategico. La storia lo ha già, purtroppo, insegnato.
