RAID USA IN VENEZUELA – CATTURATO MADURO
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Nella nottata americana di ieri, 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno condotto una brillante operazione militare a Caracas che ha portato alla cattura del Presidente venezuelano Nicolas Maduro. Maduro, al potere dal 2013, è stato prelevato dal palazzo presidenziale e trasferito in custodia a New York, dove affronterà accuse di narco-terrorismo, traffico di droga e di armi nel tribunale federale dello Stato. Da diverse settimane il Presidente americano Donald Trump aveva annunciato di aver esaurito la pazienza con il dittatore venezuelano, accusato di sostenere il contrabbando di droga negli Stati Uniti oltre che fautore di una politica estera ostile agli interessi di Washington.
Sin dalla sua ascesa alla Presidenza, la leadership di Maduro è sempre stata contestata, in particolare a causa delle pesanti frodi elettorali che sono servite a mantenerlo al potere e per via dei suoi legami con i cartelli della droga. In particolare, le ultime elezioni del 2024 hanno visto brogli di massa oltre che l’esclusione di una delle candidate più in vista dell’opposizione. Inoltre, negli scorsi anni si sono verificate diverse proteste contro Maduro, che hanno portato a centinaia di morti e la fuga dal Paese di migliaia di venezuelani. In aggiunta, per i suoi presunti legami con i cartelli della droga era stato incriminato dal Dipartimento di Giustizia americano nel 2020 per narco-terrorismo.
Negli scorsi mesi c’erano stati dei contatti tra alti ufficiali statunitensi e venezuelani. Secondo quanto trapelato, lo stesso Maduro avrebbe pregato Trump di lasciarlo al potere in cambio di importanti concessioni. Tuttavia, il Presidente americano ha posto una chiara condizione: l’uscita di scena del dittatore. Di fronte al rifiuto dello stesso di lasciare il potere, Trump ha autorizzato la spettacolare e chirurgica operazione militare del 3 gennaio. Già nei mesi scorsi agenti dei servizi segreti americani erano operativi in Venezuela per preparare il colpo: la raccolta di intelligence, infatti, è stata cruciale per il perfetto esito dell’operazione.
Una volta studiati tutti i movimenti e le abitudini di Maduro, le forze americane si sono addestrate per mesi, mentre cresceva la pressione americana sul Venezuela grazie al dispiegamento di un numero considerevole di asset attorno al Paese latinoamericano e ai raid contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti. Infine, dopo l’autorizzazione di Trump, l’operazione è stata lanciata: dopo una serie di bombardamenti di alleggerimento e altre azioni di disturbo, elicotteri delle forze speciali americane hanno trasportato i militari sul compound dove viveva il dittatore sudamericano. In poco tempo, le forze speciali hanno localizzato e catturato Maduro e la moglie che, dopo essere stati portati a bordo della USS Iwo Jima, sono stati spediti negli Stati Uniti. Non risultano vittime tra le forze statunitensi.
La risposta internazionale è stata tendenzialmente critica, in particolare degli avversari degli USA come Russia e Cina, che hanno criticato l’operazione in quanto considerata in violazione del diritto internazionale. In generale, ora si apre una fase di transizione nel Paese. Per ora l’Amministrazione Trump sembra disponibile a collaborare con la Vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, ovviamente nel caso in cui questa si mostri altrettanto pronta. Non sembra invece prossima una operazione militare su vasta scala per il controllo del Paese.
Per gli Stati Uniti, l’operazione è un chiaro richiamo alla Dottrina Monroe che, varata nel 1823, intima alle potenze esterne all’Emisfero Occidentale (le due Americhe) di non interferire negli affari del Continente, pena il possibile intervento di Washington. Il ritorno della competizione tra potenze e i legami di Mosca e Pechino con Caracas sono stati sicuramente un’ulteriore ragione che ha spinto gli Stati Uniti all’operazione. Per Washington, infatti, diventa sempre più problematico avere un attore ostile nel proprio emisfero, soprattutto se in zona caraibica e ricco di risorse naturali.
