Bab el-Mandeb: la crisi yemenita e la sicurezza delle rotte energetiche

Bab el-Mandeb: la crisi yemenita e la sicurezza delle rotte energetiche

6 Ottobre 2026 - News, Approfondimenti

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La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele ha posto lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione geopolitica. Nelle ultime settimane anche lo Stretto di Bab el-Mandeb ha riacquistato centralità, in un’area già interessata dagli attacchi Houthi alla navigazione commerciale dal 2023.

Lo Stretto di Bab el-Mandeb è un choke point posto tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, e rappresenta il passaggio obbligato per le navi mercantili e le petroliere che dall’Oceano Indiano raggiungono il Canale di Suez attraverso il Mar Rosso e viceversa.

Gli Houthi, la milizia sciita sostenuta dall’Iran – attiva nello Yemen e contrastata dalle forze governative e dall’Arabia Saudita – hanno conquistato la città di Moka durante l’offensiva di settembre, estendendo la propria presenza verso lo Stretto e minacciando la sicurezza della navigazione. Tuttavia, il 5 ottobre le forze governative, sostenute dai raid sauditi, hanno annunciato una controffensiva sulla costa e la riconquista di Moka, anche se le sorti della città non sono ancora chiare. Inoltre, gli Houthi avanzano nell’entroterra, dove le forze governative faticano a contenerne l’impeto.

Le capacità degli Houthi sono note, giacché questa milizia rappresenta già anni una grave minaccia per il traffico commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden e ha dimostrato significative capacità missilistiche e operative, con il lancio di missili balistici anche verso il territorio israeliano.

In aggiunta, la vulnerabilità delle rotte alternative a Hormuz è emersa anche dopo gli attacchi con droni a settembre contro l’oleodotto East-West, attribuiti dalle autorità saudite a milizie irachene. L’oleodotto consente di bypassare lo Stretto di Hormuz trasportando il greggio fino a Yanbu, sul Mar Rosso. Da questo porto, situato a nord di Bab el-Mandeb, le petroliere dirette a Suez e al Mediterraneo non devono attraversare lo stretto, che resta invece un passaggio necessario per quelle dirette verso l’Oceano Indiano.

Le prime stime indicavano un’interruzione di alcune settimane, ma l’Arabia Saudita ha rapidamente ripristinato l’operatività dell’oleodotto. Il recupero delle esportazioni regionali, insieme ad altri fattori, tra cui il previsto rilascio di riserve del G7, ha contribuito ad attenuare le pressioni sui prezzi del petrolio.

Il complicarsi della situazione nello Yemen, tuttavia, mantiene l’attenzione al massimo e il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha prospettato iniziative navali italiane indipendenti per proteggere il traffico mercantile. Roma ha inoltre chiesto un rafforzamento della missione UE Aspides.

A oggi la situazione rimane decisamente fluida: alla controffensiva governativa sulla costa si affianca la pressione Houthi nell’entroterra di Taiz. La conquista Houthi dell’isola di Perim, o Mayun, è elemento centrale e non è chiaro se la milizia sciita sia ancora in controllo della stessa. In generale, il possesso di posizioni costiere, insulari e delle alture retrostanti può accrescere la capacità degli Houthi di minacciare e interdire il traffico marittimo, in un momento già critico per quanto concerne i flussi di greggio. Resta da vedere se nelle prossime settimane le forze governative, sostenute dall’Arabia Saudita, riusciranno a stabilizzare la situazione e recuperare terreno.