INDIA E PAKISTAN – GUERRA TRA POTENZE NUCLEARI
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Nelle ultime settimane, il subcontinente indiano è stato teatro di una delle crisi più gravi tra India e Pakistan degli ultimi decenni, un conflitto che ha rischiato di degenerare in una guerra su vasta scala tra due potenze nucleari. La crisi si è aperta il 22 aprile 2025, con un attacco terroristico a Pahalgam, nel Kashmir amministrato dall’India, che ha causato la morte di 26 persone, per lo più turisti indù, e il ferimento di altre 20 (qui il nostro approfondimento). La regione del Kashmir è contesa dal 1947 e, da allora, non si è mai arrivati a un accordo e una pace definitiva.
In risposta all’attentato di aprile, l’India ha immediatamente sospeso il Trattato sulle Acque dell’Indo, ha chiuso il valico di frontiera di Attari-Wagah, ha espulso diplomatici pakistani e ha revocato i visti per i cittadini pakistani. Il Pakistan ha reagito con contromisure simili, preludio all’escalation militare. Che, infatti, è arrivata pochi giorni dopo quando l’India, il 7 maggio, ha lanciato l’Operazione Sindoor, un’azione militare che ha incluso attacchi missilistici su nove presunti campi terroristici in Pakistan e nel Kashmir amministrato dal Pakistan. Secondo l’India, gli attacchi hanno colpito infrastrutture di gruppi come Jaish-e-Mohammed e Lashkar-e-Taiba, senza prendere di mira obiettivi militari o civili pakistani. Tuttavia, il Pakistan ha denunciato che le operazioni hanno colpito aree civili, tra cui moschee, causando la morte di 31 persone, tra cui due bambini.
Il Pakistan ha risposto duramente: oltre a presunto abbattimento di cinque aerei indiani – tra cui i moderni Rafale – Islamabad ha condotto attacchi di rappresaglia su 26 obiettivi militari indiani, colpendo basi aeree e infrastrutture. L’India, a sua volta, ha segnalato perdite limitate, ma ha risposto e ha confermato la distruzione di alcune strutture militari pakistane, come hangar e piste di decollo,. Entrambi i Paesi hanno utilizzato droni kamikaze e missili di precisione, segnando la prima battaglia con droni tra due potenze nucleari.
Tra il 7 e il 10 maggio, il conflitto si è intensificato con scambi di fuoco lungo la linea di contatto, attacchi di droni e bombardamenti che hanno causato blackout, evacuazioni e paura tra i civili, specialmente nelle città di confine come Srinagar, Jammu, Karachi e Lahore. Il bilancio delle vittime include 66 civili e almeno 16 militari (cinque indiani e 11 pakistani), con migliaia di sfollati in Kashmir.
Con il rischio di un conflitto nucleare all’orizzonte, la comunità internazionale si è mobilitata rapidamente. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno svolto un ruolo cruciale nella mediazione, con il Vice Presidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio che hanno condotto intense trattative con i leader di entrambi i Paesi. Il 10 maggio, un cessate il fuoco è stato annunciato dopo una comunicazione diretta tra i direttori generali delle operazioni militari di India e Pakistan.
Nonostante la momentanea tregua, il primo ministro indiano Narendra Modi ha ribadito che l’India non tollererà ulteriori attacchi terroristici, minacciando una nuova operazione militare. Il Pakistan ha fatto sapere che risponderà con decisione a qualsiasi futura aggressione. Il nodo centrale resta il fatto che le tensioni tra i due Paesi rimangono irrisolte, in particolare il Trattato sulle Aacque dell’Indo e l’amministrazione del Kashmir. La pace, dunque, non può che rimanere precaria.
