L’INCREDIBILE OPERAZIONE “RAGNATELA”

L’INCREDIBILE OPERAZIONE “RAGNATELA”

4 Giugno 2025 - Approfondimenti, News

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Il 1° giugno 2025, l’Ucraina ha lanciato uno degli attacchi più audaci e sofisticati contro la Russia dall’inizio del conflitto, scrivendo una pagina che entrerà nei manuali di strategia militare. Denominata “Pavutyna” (Ragnatela), questa operazione, orchestrata dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU), ha colpito il cuore dell’aviazione strategica russa, fino a ora tendenzialmente poco danneggiata. Gli ucraini comunicano di aver distrutto o danneggiato almeno una quarantina di bombardieri e aerei strategici che stazionavano in diverse basi aeree sparse in tutto il territorio russo, dalla Siberia al Circolo Polare Artico. L’attacco, eseguito con droni FPV a basso costo, ha dimostrato la straordinaria capacità di Kiev di colpire in profondità, infliggendo danni stimati tra i 2 e i 7 miliardi di dollari e segnando un punto di svolta nel conflitto.

Capolavoro di pianificazione
L’operazione “Ragnatela” è risultato di una meticolosa pianificazione durata un anno e mezzo. Non avendo le capacità di colpire le basi russe più distanti, quelle che ospitano i velivoli strategici, gli ucraini hanno deciso di introdurre clandestinamente in Russia centinaia di droni FPV, piccoli velivoli disponibili in commercio ma armati con esplosivi. Questi droni, economici e compatti, sono stati nascosti all’interno di strutture in legno montate su camion, poi guidati in posizione strategica vicino alle basi aeree russe. Al momento opportuno, i tetti delle casse che contenevano i droni sono stati aperti a distanza, permettendo ai droni di decollare e colpire i bersagli con precisione chirurgica. L’attacco ha coinvolto 117 droni. Tra le basi colpite, la più distante era quella di Belaya, nella regione di Irkutsk, a oltre 4.300 chilometri dalla linea del fronte ucraino, dimostrando la capacità di Kiev di operare a distanze senza precedenti. Altre basi includevano Olenya (Murmansk), Dyagilevo (Ryazan), Ivanovo e, secondo alcune fonti, una base nella regione di Amur.

Attacco al cuore dell’Aviazione russa
I droni ucraini hanno preso di mira alcuni dei più preziosi asset dell’aviazione russa, tra cui bombardieri strategici Tu-95, Tu-22M3, Tu-160 e aerei radar A-50. Questi velivoli sono fondamentali per la strategia militare di Mosca: i Tu-95, noti come “Bear” in epoca sovietica, sono in grado di lanciare missili da crociera a lungo raggio, mentre i Tu-22M3 sono bombardieri supersonici capaci di trasportare missili Kh-22, difficili da intercettare per le difese ucraine. Gli A-50, invece, sono aerei di sorveglianza radar, essenziali per coordinare le operazioni aeree russe. La perdita di questi velivoli rappresenta un duro colpo per la capacità di Mosca di condurre attacchi a lungo raggio contro le città ucraine. Secondo l’intelligence ucraina, l’attacco ha distrutto o danneggiato il 34% dei vettori strategici russi di missili da crociera, un risultato che non solo riduce la capacità offensiva di Mosca, ma mette in luce la vulnerabilità delle sue infrastrutture militari più strategiche.

L’impatto strategico e politico
L’operazione “Ragnatela” non è stata solo un successo militare, ma anche un potente messaggio politico. L’attacco è avvenuto alla vigilia di un secondo round di negoziati diretti tra Russia e Ucraina a Istanbul, durati poco più di un’ora e conclusi senza progressi significativi. La capacità dell’Ucraina di colpire basi aeree a migliaia di chilometri dal fronte, in regioni altamente controllate come Irkutsk e Murmansk, ha dimostrato che nessuna parte del territorio russo è al sicuro, indebolendo la posizione di Mosca al tavolo delle trattative. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione “perfetta” e “la più a lungo raggio” mai condotta, sottolineando il suo impatto psicologico e strategico. La Russia, dal canto suo, ha ammesso che “alcuni aerei” sono stati colpiti, ma ha minimizzato l’entità dei danni, definendo gli attacchi “atti terroristici” e annunciando l’arresto di presunti responsabili.

L’importanza dei droni
L’operazione “Ragnatela” ha anche messo in luce l’evoluzione della guerra dei droni, che sta ridefinendo il conflitto ucraino-russo. I droni FPV, economici e versatili, hanno permesso all’Ucraina di compensare il divario tecnologico e numerico rispetto alla Russia, colpendo obiettivi di alto valore con costi minimi. Come ha osservato Michael Boyle, esperto di guerra dei droni presso la Rutgers University, questi attacchi evidenziano la difficoltà di difendersi da droni a basso costo, specialmente quando utilizzano tecnologie come cavi in fibra ottica, che li rendono meno vulnerabili a essere disabilitati a distanza. L’Ucraina ha anche sfruttato l’intelligenza artificiale per addestrare i droni a riconoscere i bersagli e ottimizzare gli attacchi. Questo approccio innovativo, combinato con l’uso di camion come piattaforme mobili, apre nuove prospettive per la guerra asimmetrica, dove la creatività e la tecnologia vanno a compensare gli squilibri in termini di risorse.

Le conseguenze e il futuro
Per l’Ucraina, l’operazione rappresenta una dimostrazione di resilienza e capacità operativa, nonostante le difficoltà sul campo di battaglia. Tuttavia, il successo di “Ragnatela” non cambia il fatto che Kiev debba affrontare una Russia con risorse militari ancora superiori. Negli ultimi mesi, infatti, la Russia continua ad avanzare, seppur lentamente, sul campo di battaglia e le risorse ucraine sembrano sempre più risicate. Inoltre, i negoziati sono in stallo, con le richieste di Mosca difficilmente accettabili per l’Ucraina. Nonostante lo splendido successo tattico dell’operazione, dunque, dal punto di vista strategico poco cambia. La guerra, d’attrito, si vincerà sempre sul campo di battaglia e a livello domestico.