LO SPETTACOLARE COLLASSO DI ASSAD E IL FUTURO DELLA SIRIA

LO SPETTACOLARE COLLASSO DI ASSAD E IL FUTURO DELLA SIRIA

11 Dicembre 2024 - Approfondimenti

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Nelle ultime due settimane c’è stata una totale trasformazione dello scenario in Siria. Fino al 27 novembre, il regime di Bashar al-Assad poteva apparire, agli occhi della maggioranza di commentatori, opinione pubblica e anche governi, tendenzialmente stabile e, anzi, nella condizione migliore da anni. Aveva recuperato parecchie posizioni importanti in precedenza perse e continuava a giovarsi del sicuro sostegno russo e iraniano.

Il 27 novembre, però, le forze del Tahrir al-Sham (HTS) e dell’Esercito Nazionale Siriano (NSA) hanno lanciato un attacco a sorpresa in direzione Aleppo, la seconda città più importante del Paese. La resistenza delle Forze Armate siriane è stata debole e in poco più di due giorni la città è caduta. Tale sviluppo ha colto sostanzialmente tutti alla sprovvista, inclusi gli stessi gruppi HTS e NSA.

L’operazione lanciata dagli stessi, infatti, doveva avere un carattere principalmente difensivo, di deterrenza. Quando, tuttavia, è apparsa chiara la debolezza del regime, i due gruppi hanno deciso di continuare l’avanzata. Il 5 dicembre cade la roccaforte di Hama, mentre altri gruppi ostili al regime, approfittando del caos, iniziano ad attaccare le forze governative nel Paese. L’8 dicembre, dopo una spettacolare avanzata, cade Damasco e Assad fugge in Russia.

Il collasso repentino delle forze di Assad mostra quanto il regime fosse fragile: fin dall’inizio delle primavere arabe, a dispetto di quanto sostenuto da alcuni simpatizzanti di Assad, era chiaro che il dittatore siriano non godeva del supporto della maggioranza della popolazione. La Siria, infatti, è un mosaico etnico e religioso, ma la comunità di Assad è nettamente in minoranza.

Inoltre, l’indebolimento di Iran, Hezbollah e Russia – nel primo caso a opera principalmente di Israele, nel secondo a causa della guerra in Ucraina – ha sottratto preziose risorse al regime di Assad, che chiaramente si sorreggeva solo sul sostegno estero. Le Forze Armate siriane, tra l’altro, non hanno praticamente offerto resistenza, ritirandosi progressivamente fino alla caduta di Damasco.

Le forze HTS e NSA – le prime eredi di gruppi islamisti radicali, le seconde direttamente supportate dalla Turchia – hanno dunque preso il controllo del Paese e, per ora, stanno cercando di mostrare un volto non troppo radicale in modo da guadagnare il supporto dell’Occidente. Anche Israele si è detto pronto a lavorare con il nuovo governo. Tuttavia, proprio in previsione di possibili scenari poco graditi, lo Stato ebraico ha già preso rilevanti contromisure.

Nelle ore seguenti il crollo del regime, infatti, Gerusalemme ha lanciato decine di attacchi aerei contro depositi e mezzi delle Forze Armate siriane, per impedire che i nuovi detentori del potere potessero approfittarne per armarsi di tutto punto. Inoltre, Israele ha occupato la linea demilitarizzata tra Israele (Alture del Golan) e Siria e ha conquistato una importante posizione sul monte Hermon, strategicamente molto rilevante.

Resta da capire, ora, in questo scenario di guerra civile, con diverse fazioni al comando di territori differenti, e che ricevono supporto internazionale da attori differenti, se si riuscirà a ricostruire il mosaico siriano. E’ possibile, intanto, che le regioni controllate dai curdi non torneranno facilmente sotto lo stesso governo del resto del Paese. Inoltre, bisogna capire se le fazioni ora al comando del Paese riusciranno a trovare un accordo per governare insieme.

Si apre, comunque, un periodo di grande turbolenza per la Siria, e ciò può impattare direttamente anche l’Europa. Sempre presente, infatti, è il rischio di una nuova ondata di immigrazione proveniente dal Paese, che complicherebbe la posizione dei Paesi europei, ora non in grado di gestire una nuova massiccia ondata migratoria. Inoltre, tutti i Paesi europei, tranne l’Italia, non hanno mantenuto seri contatti con il regime e, in conseguenza di ciò, ora devono rapidamente recuperare terreno. Dato che l’Italia, al contrario, aveva già iniziato questo processo, si trova ora in una posizione migliore per poter lavorare con le nuove forze al potere e provare a orientare il futuro del Paese.